CACCIAPAGLIA Il «quarto tempo» del pianista che scavalca i generi

L’artista milanese lunedì all’Auditorium presenterà il suo nuovo album

Esiste un «quarto tempo» oltre il passato, il presente e il futuro, dove «il prima, l'istante e il dopo si annullano»: qui, in questo luogo immateriale, regna la musica. Di questo ne è convinto Roberto Cacciapaglia, pianista e compositore milanese che, dal suo piccolo e fedele studio di registrazione incastonato nel centro della città, insegue da sempre e con determinazione, scientifica e romantica a un tempo, i poteri del suono. Un capitolo di questa «missione» si svolgerà lunedì 26 maggio all'Auditorium, dove Cacciapaglia presenterà il suo ultimo album Quarto tempo (Universal) - realizzato in Inghilterra insieme alla Royal Philharmonic Orchestra - in un'inedita forma a trio: con lui al pianoforte, la violoncellista giapponese Yuriko Mikami e il collaboratore Gianpiero Dionigi alla postazione elettronica.
«Non nascondo di essere emozionato - rivela in modo abbastanza sorprendente il compositore, il cui esordio discografico risale al 1974 con l'album sperimentale Sonanze, vanta collaborazioni con artisti come Franco Battiato, del quale ha aperto i concerti nell'ultima tournée, e ha prodotto dischi di regine del pop e del rock come Alice e Gianna Nannini - è come passare da un macrocosmo a un microcosmo: adattare l'impianto compositivo sinfonico alla veste minimalista non è stato facile. Ma alla fine tutto è nelle mani dell'artista che esegue: le stesse note, se suonate con passione o in modo distratto, possono conquistare o essere svuotate del loro potere».
Diplomato al Conservatorio, dove ha studiato anche direzione d'orchestra e musica elettronica, collaboratore del Cnr di Pisa nello studio delle applicazione del computer alla musica, Cacciapaglia ha sempre affidato al proprio pianoforte e alle partiture che ne nascevano il compito di abbattere le barriere tra generi: «La fissazione dei generi è un difetto tipicamente italiano. La mia generazione ha respirato il rock, la musica sperimentale, la classica: trovo assolutamente naturale che in un artista tutto questo debba subire una sintesi. Difatti ho trovato nei musicisti della Royal Philharmonic Orchestra una perfetta corrispondenza: un'istituzione come la loro è stata capace di affrontare il pop e il rock dei Beatles, dei Pink Floyd. Inoltre hanno una straordinaria esperienza da studio. Se oggi l'industria discografica è in crisi, soprattutto in Italia, è anche per la miopia e il timore nell'osare nuove strade. Alla fine il pubblico assetato di novità si fa giustizia da solo: e va a cercare in rete, si scarica la musica da lì. È come se la gente chiedesse una musica capace di incantarla: e io credo fermamente in questo potere delle note, un potere mitologico, come quello di Orfeo che incantava i delfini o faceva cantare gli alberi, o della musica che abbatteva le mura di Gerico».
La tappa all'Auditorium è per Cacciapaglia anche una dichiarazione d'amore per Milano: «Non ho mai pensato di abbandonare questa città. Ho vissuto per qualche mese a Londra, ho viaggiato, ma poi torno sempre qui». Qui dove, peraltro, già nei primissimi anni ’70 - quando si cimentava con l'elettronica e ricorreva agli stessi sintetizzatori usati da Brian Eno - trovò uno scenario attento alla musica sperimentale. E dove sta già realizzando il suo nuovo album: «Ho già tutti i pezzi pronti - rivela Cacciapaglia - li sto orchestrando, ma il più è fatto: uscirà in autunno».
Roberto Cacciapaglia
Auditorium
Lunedì 26 maggio, ore 20.30
Info: tel. 02.83389201