Cacciari: «Basta veti a sinistra Ora pensioni e legge elettorale»

da Roma

Per il momento non è deluso. Ma solo perché le sue aspettative sui primi mesi di governo erano basse e perché il vero punto di svolta - sostiene il sindaco di Venezia Massimo Cacciari - è il seminario di Caserta. Se non darà indicazioni concrete su legge elettorale, pensioni ed enti locali - avverte l’esponente della Margherita - allora la delusione vera comincerà a montare.
Anche lei come Nicola Rossi è tra i riformisti che bocciano i primi mesi di governo della sinistra?
«Intanto sono assolutamente convinto dell’esigenza di una svolta riformatrice che riguardi non solo il governo, ma l’insieme del centrosinistra e in particolare le principali forze che daranno vita al Partito democratico, cioè Margherita e Ds. Però penso sia difficile giudicare il governo da questo primo anno, un po’ per la situazione che hanno trovato e poi per tanti altri motivi che hanno reso molto difficile un’azione di riforma».
Quindi non è deluso?
«Delusione no, nel senso che era perfettamente chiaro che le cose sarebbero andate così. Diciamo che non avevo nemmeno grandi aspettative. Ma ora è diverso. Se dal seminario di Caserta non dovesse uscire un’agenda concreta almeno su alcune questioni fondamentali, allora la delusione comincerà a montare veramente».
Quali questioni?
«Quella elettorale che giudico un’assoluta priorità visto che la legge attualmente in vigore la considero un’indecenza e una vergogna. Giudico positivamente invece il tentativo di Amato di coinvolgere le opposizioni. Poi servirebbe anche un’agenda precisa per quanto riguarda la riforma costituzionale dopo che è stata bocciata la devoluzione. Sul piano delle politiche concrete c’è poi il punto più scottante, la più drammatica delle scadenze che è la riforma delle pensioni. Potrei aggiungere la questione delle autonomie locali. Serve un cambiamento di linea anche perché per noi quello che rimane alla fine di questa Finanziaria è una botta durissima».
Lei sa che le ricette per le pensioni sono radicalmente diverse. Come la vorrebbe la riforma previdenziale?
«In realtà il problema è semplice e noto a tutti. Dal 2020 entreremo in una fase nella quale ci saranno talmente tanti ultra65enni che non basteranno i contributi di chi lavora per pagare le pensioni. Il governo prenda un ragioniere e gli faccia tirare le conseguenze... ».
Nel senso che si deve alzare l’età pensionabile?
«Non c’è dubbio, tenendo conto di tutti i casi particolari come i lavori usuranti».
Anche lei come Rossi pensa che il problema della sinistra sia principalmente di leadership.
«Non nel senso delle persone. Il fatto è che non è più possibile continuare con questi governi di coalizione ed è sempre più urgente che si faccia a sinistra il Partito democratico e a destra qualcosa di analogo. Il governo non può più funzionare come il Consiglio di sicurezza dell’Onu - che tra l’altro non funziona - con le decisioni più importanti prese all’unanimità. Questa è la barzelletta o se vuole la tragedia della politica italiana. Ed è un problema che riguarda entrambi gli schieramenti. Sia nel centrodestra sia nel centrosinistra serve un soggetto politico che riesca davvero a egemonizzare la coalizione, altrimenti siamo spacciati».
Nel centrosinistra chi ha esercitato con più efficacia il diritto di veto?
«Mi pare evidentissimo che è prevalsa la sinistra della coalizione, ma anche la destra non scherza».