Cacciari dice no al Mose Un’altra voce nel coro del non far nulla

Tra le litanie del non fare si è aggiunta anche quella del barbuto filosofo Cacciari il quale, in corso d’opera, ritiene di non far proseguire il Mose a Venezia già inviso agli ambientalisti e per presunti danni gravi anche a vari volatili. Ho 85 anni e ho compiuto i miei studi a Venezia che amo moltissimo. Ricordo la demolizione del ponte di ferro che portava alla stazione di Santa Lucia e la ricostruzione dell’attuale esile e bellissmo ponte in pietra d’Istria, progettato da Miozzi senza che ambientalisti, no global, no Tav, No Ponte, disobbedienti potessero intervenire. L’analogo ponte dell’Accademia fu demolito e, dopo aver gettato le fondamenta ancora esistenti per il ponte nuovo, ne fu costruto uno provvisorio in legno. Il nuovo ponte dell’Accademia non si vedrà mai, il ponte di Calatrava costruito con elevati costi giace in cantiere, il Mose è osteggiato e Cacciari insieme a molti miei amici veneti ritiene più utile e meno costoso, oltre che fonte di pregiato turismo, accettare di buon grando l’acqua alta. Perché insistere con le terrificanti visioni di una futura Venezia sprofondata e visitabile, quindi, con mezzi sommergibili, impiegando attuali ingenti risorse economiche statali?