Cacciari: "Franceschini? Con lui un'altra legnata"

Parla il filosofo sindaco di Venezia: "Mi terrorizza l'idea di una sua reggenza fino alle Europee". Il grave errore di Veltroni? "Cercare solo un patto tra le vecchie eredità"

Roma - C’è rammarico nelle parole di Massimo Cacciari: «Quanti errori! E pensare che il Pd, alle ultime politiche, non ha avuto un insuccesso: dopo Prodi neppure il padreterno avrebbe potuto vincere. Che occasione sprecata...».

Sindaco, lei ha detto che il nuovo leader deve essere un Chiamparino con una dimensione culturale nazionale e internazionale. Praticamente ha fatto il suo ritratto...
«No, no, nel modo più assoluto: non ho la passione politica né la volontà di potenza che ha l’amico Chiamparino. E poi quella era una battuta».

Scherzi a parte: molti della base reclamano o lei o Chiamparino...
«Capisco, ma un conto sono le passioni, un conto la politica ragionata che, purtroppo, nel Pd scarseggia».

Si faccia avanti lei...
«Io sono troppo vecchio: meglio Chiamparino. Ma il problema non è legato a un nome, quanto al progetto, alle cose che dovevano esser fatte subito».

Ossia?
«Il partito doveva creare le condizioni indispensabili affinché potesse emergere una nuova classe dirigente. E non è stato fatto».

Perché?
«Perché si continua a sbagliare. Si prosegue con la logica della cooptazione, mentre sono i vertici che devono creare una classe dirigente nuova».

Facile a dirsi ma...

«Ma nooo, è facile anche a farsi. I volti nuovi emergono dallo scontro politico serio e aperto».

Be’, lo scontro c’è...
«Bene! Se ne approfitti. I dirigenti del Pd aprano immediatamente una fase costituente. Le correnti escano allo scoperto, si diano un’identità e si confrontino in un congresso serio. Se-rio!».

Si doveva fare prima?
«Certo. Questo è stato un grave errore di Veltroni che, a mio avviso, tra tutti è quello che ha sbagliato di meno».

Qualche errore lo ha commesso...
«Era partito bene poi però, come gli altri vertici, ha pensato solo a un patto compromissorio tra vecchie eredità».

L’ha ammesso anche lui, dicendo «Un partito non può essere come il Vinavil...».
«Se n’è accorto soltanto adesso? Un partito nuovo deve parlare al futuro, non guardare a come tenere insieme pezzi di passato. Eppure questo promise durante le primarie...».

E invece?
«Invece non è andato in quella direzione, non ha giocato all’attacco, è stato condizionato dai giochetti di rendita».

Il problema è che tenere insieme margheritini e diessini non è mica facile...
«Ma lui non doveva parlare alle vecchie anime degli ex Ds e degli ex Dl: ecco il suo errore più grande».

Ma così rischiava scissioni un giorno sì e uno no...
«Echissenefrega! Quando ti avventuri in un’esperienza nuova non puoi portarti dietro delle zavorre. Perderai qualche pezzo all’inizio ma dopo voli. Sennò rischi di fare come lo sventurato della storiella buddista».

Storiella buddista?
«Sì, quello morto sui monti perché s’era portato in vetta una zattera che considerava utile per averlo aiutato ad attraversare un fiume a valle».

L’altro errore?
«Il suo “maanchismo”: non è riuscito a dare una linea certa e chiara al partito. E poi nei confronti dell’Idv...».

Ha sbagliato pure lì?
«Ma sì! Non puoi concentrarti in un esercizio di opposizione totalmente a rimorchio di Di Pietro».

E ora che si fa?
«Si faccia entro aprile un congresso straordinario apertissimo chiamando tutto il popolo delle primarie».

E se non si fa in tempo?
«Ridicolo impiccarsi ai regolamenti, si faccia subito, su-bi-to!».

E Franceschini?
«Vedo con terrore la prospettiva di andare alle elezioni europee con Dario leader e poi al congresso: prenderemo un’altra legnata clamorosa».

E se fosse il congresso dello scioglimento del Pd?
«Benissimo. Lo si faccia e lo si dica, però!».