Cacciari: «Manca la capacità di parlare agli imprenditori»

Il centrosinistra fa i conti e scopre che quei 206 giorni vissuti insieme a Bruno Ferrante con l’illusione di conquistare Palazzo Marino non sono certo la migliore anticamera per il partito democratico. E se Nando Dalla Chiesa (Margherita) vagheggia di «una festa di ringraziamento all’ex prefetto», in casa Ds c’è chi pretende «una riflessione, evitando di sfuggire alle proprie responsabilità come fa Dalla Chiesa o parlando di nuovi ipotetici contenitori tipo partito democratico che non risolverebbero nulla». Auspicio di Paolo Matteucci che mastica «amaro in bocca» per una sconfitta evitabile con «uno scatto in più da parte della politica milanese».
Accusa dell’incapacità della coalizione, Ds in primis, di non aver saputo «mobilitare politicamente» il potenziale elettorato di centrosinistra «su un messaggio forte di cambiamento e di svolta». Analisi dell’assessore provinciale ai Trasporti che Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, completa: «Abbiamo fallito per colpa dell’ignavia dell’Unione, che ha silurato la candidatura di Umberto Veronesi. Per recuperare i consensi al Nord serve più impegno politico, capacità di comunicazione e programmi che permettano di dialogare con le forze imprenditoriali di quei territori. Lavoro lungo e difficile che il centrosinistra non ha compreso».
Dichiarazione di chi non vuole addolcire la sconfitta e che Nicola Pasini, direttore del centro di formazione politica della Margherita, sottoscrive: «Dopo tredici anni di opposizione è giunto il momento per le forze moderate del centrosinistra e il gruppo dirigente della Margherita milanese, in particolare, di un’innovazione radicale». Traduzione: basta alleanze «innaturali che squilibrano la coalizione a sinistra» e stop a «programmi prolissi e confusi» di una classe dirigente «inadeguata a interpretare e intercettare interessi e aspirazioni dei milanesi».