Cacciari in piazza sfida l’Unione: uno schiaffo al Nord che produce

Il sindaco veneto sposa la protesta delle categorie: «Qui non siamo tutti evasori e sfruttatori»

Vincenzo Pricolo

da Milano

Il sindaco filosofo non cambia idea, non si fa intimidire e si conferma spirito libero al limite dell’eresia. Massimo Cacciari, docente di estetica, primo cittadino di Venezia dalla primavera dell’anno scorso dopo esserlo già stato dal 1993 al 2000 ed esponente di punta della Margherita, conferma: manifesterà, senza timore di essere strumentalizzato né tentennamenti, contro la finanziaria del governo sostenuto dal suo partito. E indirizza ai suoi critici una replica tanto ruvida quanto argomentata. «In merito alla mia partecipazione alla manifestazione di domenica 29 ottobre - dice Cacciari - tengo a ribadire che è per me semplicemente doveroso cercare di accogliere positivamente gli inviti che mi vengono rivolti dalle Associazioni di categoria della mia città e che lo faccio come sindaco di tutti, il quale non ha nessun debito da pagare a chicchessia». La protesta alla quale fa riferimento il sindaco di Venezia si svolgerà domenica prossima a Mestre per volontà di Confcommercio, Confesercenti e Cna.
Fra i destinatari della dichiarazione del sindaco del capoluogo veneto ci sono anche i tre consiglieri comunali di Venezia iscritti alla Margherita che hanno recentemente dato vita a un gruppo consiliare denominato «Democratici-Valori» e che aveva attaccato il loro primo cittadino con una nota nella quale spiegavano che «il sindaco di una giunta di centrosinistra, anche se si chiama Cacciari, non può partecipare a una manifestazione che è contro il governo» poiché a loro avviso «un uomo politico avveduto non può di fatto alimentare un obiettivo complottistico contro questo governo».
Ma secondo Cacciari, al contrario, un sindaco, se convinto delle proprie buone ragioni e soprattutto di quelle della città che amministra, dovrebbe esprimere pubblicamente un giudizio negativo su qualunque misura che ritiene sbagliata. Anche se non si chiama Cacciari e anche se il provvedimento è firmato da un esecutivo amico.
E poi, che effetto può avere mai su un filosofo l’accusa neppure tanto nascosta di essere un utile idiota, di prestarsi magari involontariamente alle oscure trame del nemico? Quella, evidentemente, di costringerlo a tornare in cattedra. «Politicamente - spiega il sindaco di Venezia - ritengo “sciagurato” un atteggiamento che tratti l'insieme delle associazioni artigiani, commercianti, industriali come una massa damnationis di evasori fiscali, sfruttatori e istigatori all’odio di classe». E non basta. Cacciari sottolinea anche che «atteggiamenti simili spiegano più di centomila volumi di indagini sociologiche e politiche la ragione per cui nelle regioni venete e lombarde il centrosinistra sia da sempre strutturalmente minoritario». Con buona pace di Rosi Bindi, ministro della Famiglia e dirigente della Margherita, che a margine di un convegno organizzato dalla Confcommercio ieri ha replicato «come propaganda è una buona battuta» a chi critica la finanziaria in quanto contraria agli interessi del Nord.
«Aggiungo - puntualizza Cacciari - che ho spiegato agli organizzatori che la mia partecipazione è puramente istituzionale e che mi allontanerei immediatamente dalla stessa se tra i relatori figurassero esponenti di partito, di qualunque schieramento. Alla manifestazione stessa vorrò spiegare, se me ne sarà data occasione, le ragioni complessive delle preoccupazioni dell'amministrazione comunale in merito alla situazione finanziaria del Comune stesso e del Paese».
I timori dei quali il sindaco metterà a parte i commercianti e gli artigiani di Venezia dovrebbero essere quelli con cui aveva cercato invano di convincere il governo a ricordarsi della Serenissima, alla quale da qualche anno vengono assegnati esclusivamente i fondi, e non tutti, destinati al Mose, il sistema di barriere mobili che dovrebbero risolvere il problema dell’acqua alta. «Non può essere - aveva detto Cacciari un mese fa - che Venezia viva o muoia con il Mose: questo aggancio perverso va spezzato, il governo deve spezzarlo, attuando l'impegno assunto e verbalizzato sia con Berlusconi sia Prodi».