Cacciari: sto con Galan, ignorate le denunce del Nord

Il sindaco di Venezia: "L’episodio di Roma enfatizzato a differenza di fatti
analoghi avvenuti in Veneto. Allora Prodi non s’era mosso con celerità". E sul governatore dice: "Giusto arrabbiarsi,
siamo considerati
amministratori
locali meno illustri&quot;<br />

«Il decreto espulsioni è giustissimo. Dove c’è uno che delinque va espulso, ovunque, sia a Gallarate o a Roma. Ha ragione il governatore Giancarlo Galan a incazzarsi». Parola di Massimo Cacciari, sindaco di Venezia di una giunta di centrosinistra.
Galan ha detto che i veneti morti per mano di banditi dell'Est sono di serie B.
«Non c’è dubbio che l’episodio di Roma sia stato enfatizzato, i giornali hanno fatto paginoni dopo la presa di posizione di Veltroni, e non dopo altri fatti successi in altre parti d’Italia e le denunce di sindaci o presidenti di regione meno illustri. Questo è pacifico. Per fatti assolutamente analoghi accaduti per esempio recentemente nella mia regione, dove due poverini sono stati assaliti e violentati dentro casa, non ho letto le tre pagine del Corriere e le quattro di Repubblica. Dopo di che, bene che se ne parli e che vengano presi questi provvedimenti. Meglio tardi che mai».
Ci voleva proprio un altro morto?
«Guardi che il pacchetto sicurezza circolava da prima del fatto inaudito di Roma».
Ma quelli erano disegni di legge trasformati solo l’altro giorno in decreti urgenti.
«Esattamente. Il governo ha accelerato e la cosa ha fatto più effetto. Per fatti analoghi già successi, né i giornali avevano riportato la cosa con tanto rilievo, e ancora meno si era mosso il governo con tanta celerità».
E Veltroni non era ancora segretario del partito democratico...
«Ma finiamola di sputtanarci reciprocamente e di fare demagogia. Questo è un fenomeno mondiale di migrazioni paragonabile ai tempi del crollo dell’Impero romano, e dirigerlo in modo pacifico sarà opera sovrumana. Si muovono centinaia di milioni di persone, soprattutto attorno al Mediterraneo, perché lo sviluppo è stato diseguale e popoli interi fuggono da una miseria insostenibile. Siamo in una situazione di emergenza epocale, e a governare questo quadro ci vorrebbe il Padreterno o qualche suo angelo».
Ma fare un po’ meglio di quanto è stato fatto si può, o no?
«Senza dubbio. Per esempio, senza collaborazione tra gli Stati questo fenomeno è destinato a essere esplosivo come una reazione nucleare non controllata, tale e quale. È che non si può ragionare solo in termini di emergenza».
Il governo però si è mosso solo nella fase di maggiore emergenza.
«Certo, e infatti ha ragione Luca di Montezemolo quando dice che da quattordici anni questo Paese non è governato. Va bene la repressione, ma ci rendiamo conto che è insufficiente? Dove stanno i soldi per affrontare le priorità politiche e sociali? Non abbiamo neanche i soldi per i vigili urbani, o per le insegnanti di sostegno: ormai in tre quarti delle scuole elementari di Venezia la maggioranza è di alunni extracomunitari, come faccio a fare una politica di integrazione culturale seria senza gli insegnanti di sostegno? Cosa me ne faccio di più poteri ai sindaci se non mi danno anche le risorse? E dov’è l’Unione europea? Cosa fa? Di cosa discute, delle aringhe del Baltico, mentre l’economia europea va avanti solo grazie agli immigrati? E poi si lamentano se nessuno va a votare la Costituzione...».
È fallito il modello dell’allargamento a tutti i costi, di cui Prodi fu il grande sostenitore?
«Ma è evidente. L’allargamento serve solo a fare il mercato unico, e l’unica preoccupazione è che le merci circolino liberamente, e se ne fottono di controllare se assieme alle merci circolano anche i delinquenti. Nessuno ha fatto un discorso chiaro con le autorità romene. È del tutto noto che da quelle parti usano facilitare i permessi per l’espatrio agli indesiderati. Di recente ero a Bucarest per una laurea ad honorem, e tutti, amici e colleghi dell’università, me lo raccontavano: porte aperte ai loro delinquenti che vogliono togliere il disturbo. E infatti lì la criminalità è crollata. Se l’unificazione europea si fa così, stiamo freschi. Si immagini quando entra la Turchia. Bisogna pretendere che i diversi Stati diano garanzie assolute che non vengano compiute scelte politiche di questo tipo, clandestinamente e surrettiziamente. Ci dev’essere un controllo ferreo. Altrimenti, bisogna sperare soltanto nella provvidenza».