Cacciari vuol chiudere la laguna alla gondoliera senza patente

Lavora come attrazione per una locanda e il Tar le ha dato ragione

da Venezia

Donne al remo, pericolo estremo. È questa la legge non scritta che il comune di Venezia ha invocato per togliere dai canali la teutonica Alexandra Hai, «la gondoliera» della Serenissima. Una legge, però, che il Tar del Veneto non ha rinvenuto nella giurisprudenza lagunare e la cui mancanza ha quindi spinto i giudici, almeno in parte, a riabilitare la gondoliera.
A dar manforte alla tesi del team di Massimo Cacciari c’è, ovviamente, la lobby, se così si può chiamare, dei gondolieri veneziani, quelli veri. Comunque sia, la commissione incaricata di rilasciare la patente di gondoliere ha bocciato la candidata per quattro volte consecutive; e quella, anziché rassegnarsi, ha accettato l’incarico della Locanda Art Déco e si è messa a portare turisti a zonzo per la laguna, a bordo di una gondola di proprietà dell’albergo stesso. Il Comune l’ha prima multata e poi ha pensato bene di sfornare l’ordinanza che imponeva il «divieto di qualsiasi impiego della gondola per fini commerciali e/o imprenditoriali ancorché per l’utilizzo in conto proprio». Lei, però, è ricorsa al Tar. E il Tar si è pronunciato, lasciando però spazio a ulteriori diatribe procedurali. Perché, se è vero che per i giudici amministrativi la donna può condurre la gondola e può pure trasportare passeggeri che siano clienti dell’albergo, è anche vero che ribadiscono la necessità dell’abilitazione richiesta dalla legge regionale.
La prossima volta che i vigili veneziani chiederanno patente e libretto alla determinata Alex, si vedranno dunque sbattuta in faccia la sentenza del Tar. Basterà?