Cacciati per aver chiesto i conti del Festival

(...) ha tampinato per bene Marta Vincenzi per sapere «quanto ci costa» il concerto di Vasco Rossi, nonché tutto il florilegio di iniziative, messe a punto dal braccio destro del sindaco, Stefano Francesca, prima dell’arresto per Mensopoli. E ora, al di là del tavolo, Marta si trova di fronte non uno, ma addirittura due valenti cronisti dell’emittente, Davide Lentini e Dario Vassallo, pronti a registrare ogni battito di ciglia e ad incalzare l’interlocutrice, ritenuta inadempiente sul piano dell’informazione. A quel punto, scatta la scintilla, anzi l’incendio. E lei, Marta, si lascia coinvolgere in un teatrino poco edificante: vuoi per la tensione della vicenda giudiziaria che ha sconvolto la giunta, vuoi per i trascorsi da insegnante «severa ma giusta», vuoi anche per via del carattere (che non è proprio di quelli accomodanti, specie quando un cronista fa domande scomode), la Vincenzi sbotta con una considerazione - «ci vuole un po’ d’intelligenza per capire certe cose!» - che è volutamente diretta ai due dirimpettai e pare fatta apposta per accendere la miccia. Lentini replica: «Anche da parte sua ci vuole intelligenza». È l’apoteosi. Il sacro fuoco divampa, tanto da far pensare a una regia occulta, ancorché perfettamente legittima, di attacco, cui si risponde con una reazione scomposta e assolutamente ingiustificabile, da parte del sindaco di una grande città. Il quale sindaco, se perde le staffe e successivamente invita il giornalista «provocatore» a «uscire dalla sala», lascia immaginare come si comporterebbe, un domani, di fronte, che so?, a un Travaglio o a uno Sgarbi, professionisti della provocazione (vera, senza virgolette). Come sia, Marta, politico di lunga pezza, ma non fino al punto di assorbire i confronti dialettici, raddoppia l’invito ad abbandonare l’aula, in ciò spalleggiata dal suo capo di gabinetto che rincara la dose: alle parole di Lentini - «Questa dovrebbe essere la casa dei cittadini» - l’autorevole collaboratore di Marta replica con un «qui cittadini non ce ne sono», di involontario umorismo e di inutile spocchia.
L’incidente si chiude, il sindaco riprende a snocciolare cifre e dati sul «Summer Festival» come se piovesse, accentuando i riferimenti alla trasparenza. In sintesi: il budget della manifestazione ammonta a un milione di euro, oltre Iva, ma viene coperto totalmente dagli sponsor. Per il concerto di Vasco, in particolare, il Comune ha anticipato 235mila euro che però verranno integralmente reintegrati. Finisce qua? Nemmeno per sogno. Parte la reazione di solidarietà dell’Associazione giornalisti ai colleghi «espulsi». Assolutamente condivisibile, se non fosse per un passaggio del testo che provoca il voltastomaco: quello in cui si censura il comportamento dei «colleghi presenti, nessuno dei quali ha avuto il coraggio di alzarsi e andarsene». È vero, nessuno ha seguito i due valenti cronisti di Primocanale. Nel mio caso, non certo per solidarietà al sindaco, ma semplicemente perché voglio approfondire bene le ragioni del repentino «cambiamento d’umore» di un’emittente che fino a poche ore fa - e per mesi - è stata fin troppo indulgente (ossequiosa?) con Supermarta. In attesa di capire, dietrologie comprese, non esco. Né dalla sala di Tursi, né dalla mia autonomia di giudizio.