Il cacciatore di occhi sparge il terrore a Tahrir

Il Cairo Piazza Tahrir non si svuota e si negozia a palazzo. Manca un giorno all'apertura delle urne e i manifestanti del Cairo continuano a chiedere la formazione di un governo di unità nazionale e l'uscita di scena dei militari. Giorni di proteste e violenze hanno obbligato il governo a dimettersi e i generali a nominare un nuovo primo ministro. Kamal Al Ganzuri, ex premier del raìs Hosni Mubarak, scelto dai generali per rappresentare il compromesso, è per la piazza un avanzo del vecchio regime. Per questo venerdì i manifestanti hanno proposto una lista di nomi per un governo di unità nazionale. Il premier della piazza è Mohammed ElBaradei, ex capo dell’Agenzia internazionale per l'Energia atomica. Ieri, in un tentativo di calmare la situazione, i generali si sono seduti al tavolo delle trattative - separatamente - con due figure vicine ai manifestanti: ElBaradei e il candidato presidenziale Amr Moussa, ex segretario generale della Lega Araba e tra i volti più noti in Egitto. Al Jazeera riporta che il neo premier Ganzuri avrebbe proposto la formazione di un gruppo di consulenti che affianchi l’esecutivo, in cui siederebbe anche ElBaradei. Un portavoce del Nobel spiega al Giornale: «ElBaradei sta parlando con tutti i partiti politici e i militari. Ha promesso che se diventasse premier ritirebbe la sua candidatura alle presidenziali». I manifestanti non sono disposti a fermare il dissenso e ieri alcuni gruppi politici si sarebbero trovati per discutere il boicottaggio del voto. Oggi, i gruppi giovanili chiamano a un'altra milioneiya, una manifestazione di massa da un milione di persone.
Gli scontri si sono calmati, non si è fermata del tutto la violenza. Ieri, un giovane che manifestatava davanti alla sede del Consiglio dei ministri è stato investito da un veicolo della polizia ed è morto. E i muri di piazza Tahrir portano i segni della rabbia della folla contro gli agenti. Il volto di un poliziotto armato spunta sui muri di piazza Tahrir, nei graffiti che urlano «ricercato». La polizia ha fatto un uso massiccio di lacrimogeni e pallottole di gomma. Tra i manifestanti si è sparsa una voce: il tenente Mahmoud Sobhi El Shinawi sarebbe uno degli agenti meglio addestrati e mirerebbe soltanto agli occhi. Molti dei feriti negli ospedali da campo della piazza sono stati colpiti al volto. Ahmed Harrara è già un simbolo per aver perso un occhio nella rivoluzione di febbraio e l'altro ora. E nelle proteste, molti manifestanti marciano coprendosi un occhio con una benda, in solidiaretà con i feriti. La procura generale ha ora aperto un'inchiesta.
In una capitale tesa e instabile, venerdì notte sono stati arrestati tre italiani. Sono stati fermati dalla polizia in borghese vicino all'hotel Sofitel, non lontano da Tahrir. Per «incendio doloso», secondo gli egiziani, un'accusa non confermata dall'ambasciata italiana e ritenuta «inverosimile» dal fratello di uno degli italiani. I tre, tra cui un giornalista, hanno detto alle autorità di stare semplicemente filmando e documentando l'incendio. Dopo una notte al commissariato, dove sarebbero stati trattati bene, ieri sera si trovavano dal procuratore, in presenza del console italiano.