Un cacciatore di «sub» sovietici

Primo tra i mezzi militari subacquei italiani ad essere progettato per azioni di spionaggio e attacco contro i temibili sottomarini nucleari sovietici (l’S-506 «Enrico Toti» fu varato nel 1967 dopo due anni di lavori alla Fincantieri di Monfalcone), il Toti è anche il primo sommergibile costruito in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, e dava il nome ad una classe di cui facevano parte i gemelli «Dandolo», «Mocenigo» e «Bagnolini». Chiedersi quanti siluri abbia lanciato è inutile, a meno di avere accesso all'archivio dei segreti militari, ma è certo che non abbia mai partecipato a operazioni belliche, pur avendo accumulato oltre 27mila ore di moto e percorso 137mila miglia. Per i tempi, era un gioiello di tecnologia, un Ssk (Submarine-submarine killer) lungo 46 metri, largo 4,75, con un peso di 536 tonnellate, riusciva a ruotare di 180 gradi nello spazio di soli 250 metri e raggiungeva i 14 nodi di velocità. Punto forte la silenziosità in azione, la capacità di essere difficilmente individuabile da parte dei sonar nemici. Armato con 4 tubi lanciasiluri e guidato da 26 uomini di equipaggio, è stato radiato dal servizio attivo il 30 giugno 1999, dopo una «carriera» durata ben tre decenni. Nell'aprile del 2001 salpa da Augusta, in Sicilia, per raggiungere Cremona un mese dopo. Dove rimane fino al suo ultimo, agognato viaggio verso il «porto» finale: Milano.