Cacciatori nei boschi bruciati E in Regione si «spara» già

(...) il prelievo venatorio del cinghiale e degli altri ungulati nelle zone percorse dal fuoco. Con tanti saluti alla legge nazionale (353 del 2000) che invece vieta di costruire o sparare per dieci anni nelle aree devastate dagli incendi, come «deterrente» all’azione dei piromani. Certo, il via libera alla caccia di cinghiali, camosci e caprioli è subordinato ad alcune condizioni sancite dall’articolo 2 della legge. Prima di caricare i fucili, quindi occorre «impedire in tutti i modi l’accesso degli ungulati alle zone boscate in rinnovazione, ossia nelle aree tagliate e percorse dal fuoco». In che modo? Con l’impiego da parte dei possessori agricoli di dissuasori di uso corrente cioè fili elettrici a bassa tensione o recinzioni temporanee. Se non ci pensano loro, i sistemi di dissuasione necessari potranno essere approntati dai comuni e dagli enti delgati. Ma nel caso in cui ciò sia tecnicamente o economicamente impossibile ecco che le Province possono applicare anche alle zone boscate percorse dai roghi l’articolo 35 della legge regionale 29 del 1994: «Norme per la protezione della fauna omeoterma che consentono il prelievo venatorio del cinghiale e degli altri ungulati a certe condizioni». Le spiega il consigliere dell’Ulivo: «Se un anno dopo l’incidendio si sono verificati dei danni alla rinnovazione forestale prodotti dai cinghiali, è consentito riaprire la caccia, su richiesta delle comunità montane e dei comuni». A giudizio di Chiesa la sua proposta di legge non modifica, ma integra quella nazionale esistente. «Perchè lo scopo è proprio quello di garantire stabilità ecologica al bosco difendendolo dai cinghiali quando ricrescono le piante e i germogli e gli ungulati possono creare dei problemi». La proposta di legge di Chiesa è stata già appoggiata dai colleghi dell’Ulivo, Benvenuti, Boffa, Cola, Miceli, Gustavino, Veschi e Mosca, da Conti di Rifondazione comunista, Patrone (Italia di mezzo), Castè (gruppo misto), Bonello (Unione a sinistra) e Bianchi (Comunisti italiani). Neppure il tempo di limare il testo, che i Verdi erano già sulle barricate per dire che no, la legge non s’ha da fare, nè domani, nè mai. Cristina Morelli, capogruppo in Regione, non risparmia critiche all’estensore e al primo firmatario della proposta: «La legge messa in questo modo non va bene assolutamente e non porta alcun beneficio. Inoltre è in aperto contrasto con la normativa nazionale e ci attiveremo in ogni sede per far dichiarare l’incostituzionalità della stessa». Contro i dieci anni, i Verdi avevano avanzato la richiesta che ne passassero almeno cinque dall’ultimo rogo. Altra aspettativa disillusa è quella del catasto delle aree incendiate «che a livello regionale manca ancora oggi». Intanto la Morelli preannuncia che chiederà un incontro di maggioranza dopo l’estate per ribadire la posizione del suo partito. Semaforo rosso alla proposta di Chiesa, «inopportuna soprattutto per una Regione già punita dall’Unione europea sui temi della caccia. Sono convinta che lo Stato la fermerà».