Dal cadavere in mare agli applausi in aula

Assolto in primo grado perché le prove vennero considerate solo come indizi, si sposò ma poi scappò all’estero Venne catturato in Francia per non aver indossato la cintura

Ecco la ricostruzione della vicenda, che sconvolse l'Italia nella primavera del 1971. È il 20 maggio quando dalle acque di Priaruggia, vicino a Genova, riaffora il corpo di Milena Sutter, 13 anni, rapita il 6 maggio all'uscita della scuola. Ha i collant arrotolati ai piedi, un fazzoletto bianco intorno al collo, una cintura da sub stretta intorno alla vita. Non ha nè gonna nè pantaloni, ma una camicia a fiorellini, un maglione giallo e una blusa blu che permettono un primo riconoscimento, confermato dal cuoricino che porta al collo: sopra c'è inciso il suo nome. La ragazza, figlia dell'industriale svizzero « re della cera da scarpe», è stata strangolata. Lorenzo Bozano, detto «il biondino dalla spider rossa», viene arrestato e condannato per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere. In primo grado viene assolto per insufficienza di prove, ma in appello la condanna è pesantissima: ergastolo. Viene riconosciuta la sua colpevolezza, con tutte le aggravanti del caso. Ma il giovane fugge dall'Italia e si rifugia in Francia, dove verrà fermato, per guida senza cintura di sicurezza, nel 1980. Da allora è rinchiuso in carcere. Lorenzo Bozano e Milena Sutter sono due protagonisti diversissimi. Lei è una graziosa e ricca ragazzina di tredici anni. Bozano un rampollo di una famiglia benestante, sbandato e con poca voglia di lavorare, ma amante della vita facile. Vive una vita agiata. Suo padre è un alto dirigente, ormai in pensione, della Costa Crociere.
Lorenzo e suo padre hanno un pessimo rapporto. Ad innescare il movente dell'omicidio, secondo le ricostruzioni dei magistrati, sarebbe stato un precocissimo rapporto sessuale con la ragazzina, scoperto dal padre di Milena, il quale si rivolge ai genitori del giovane. Questi ultimi decidono di denunciarlo, ormai stanchi dell'atteggiamento di Lorenzo, che più di una volta si è reso responsabile di truffe e furti. Il ragazzo finisce in riformatorio, rimanendoci qualche mese. Uscito, viene nuovamente fermato per il possesso di una pistola.
Secondo la ricostruzione dei magistrati Bozano rapisce Milena il 6 maggio del 1971, all'uscita di scuola; 14 giorni dopo il mare restituirà i poveri resti dell'adolescente sulla spiaggia di Priaruggia. Ma già da pochissime ore dal rapimento, la polizia è già sulle tracce di Bozano, che racconta di aver passato il tempo in giro per grandi magazzini, a spiare le commesse con un piccolo specchio che permette di vedere le gambe delle malcapitate. Viene perquisito il suo piccolo alloggio, nel quale, in mezzo ad un gran disordine,viene trovato l'appunto su un foglio di carta. Tre sole parole, ma esplicite: «affondare, seppellire, murare».
Il capo della polizia di Genova indaga e scova due testimoni che avrebbero visto Bozano alle 17 davanti alla scuola privata che Milena frequenta, ascolta la gente che lo conosce, indaga sui suoi hobby,sulla contorta personalità del biondino, come ormai viene chiamato dagli inquirenti. Altre persone confermano un indizio importante: nelle settimane precedenti Bozano è stato notato davanti alla villa dei Sutter. Più volte sosterrà di essere stato lì per agganciare una cameriera che a suo dire lo intrigava. Nei tre giorni successivi Bozano commette il primo degli errori fatali che lo perseguiteranno: si taglia i baffi. Tra le sue carte viene ritrovata una pianta di Genova, con i suoi carruggi e il dedalo caratteristico degli incroci, che indicano inequivocabilmente la zona dove verrà rapita la povera Milena. Ma tutti questi elementi di prova vengono considerati dai giudici poco più che indizi e, dopo un breve fermo, Bozano viene rilasciato. La speranza della polizia è che il giovane si tradisca e porti i suoi pedinatori alla prigione dove si presume che sia tenuta nascosta. L'illusione cade drammaticamente il 20 maggio, quando due pescatori a mezzo chilometro dalla riva, ripescano i poveri resti della ragazza. L'autopsia stabilirà che la ragazza è stata uccisa non più tardi di un'ora dopo il suo rapimento.
Il processo che viene celebrato due anni dopo, con un collegio di difesa di prim'ordine, a capo del quale c'è un penalista eccezionale, Giuseppe Sotgiu. I sei giurati popolari ascoltano attentamente l’arringa. Bozano, ormai, è un personaggio, e ottiene una grande vittoria quando, dopo oltre venti ore di camera di consiglio, viene assolto per insufficienza di prove. La città insorge, Genova è contro Bozano. Ma bisogna attendere. Nei due anni successivi Bozano vive un'esistenza normale. Sposa una ragazza ligure, Eleonora, che gli aveva scritto in carcere. Si sono incontrati e a lei è piaciuto quel giovane dall'aria dura,pur con una fama sinistra. Arriva così maggio del 1976. Bozano sa che il clima attorno a lui, nel processo di appello, non gli sarà favorevole. E commette un errore decisivo: scappa in Francia. Dichiarato contumace, viene difeso da un altro grande penalista,il professor Grammatica. Ma questa volta l'accusa riesce ad ottenere la sua condanna. Ergastolo. La sentenza è accolta dalle ovazioni del pubblico presente in aula. Per tre anni il latitante Bozano gira la Francia. Incappa in un posto di controllo della polizia e viene arrestato. Le autorità francesi negano l'estradizione, ma espellono l'omicida inviandolo in Svizzera. Qui, le autorità elvetiche decidono velocemente di liberarsi dello scomodo personaggio. E lo restituiscono all'Italia. Per lui sono pronte a spalancarsi le porte del penitenziario dell'Isola d'Elba,Porto azzurro. Dove sta ancora oggi scontando quell'ergastolo che anche la cassazione ha ribadito,facendo diventare definitiva la sentenza.