Il cadavere nel contrabbasso sullo sfondo della Lanterna

INVITO AL VIAGGIO (Fra - Ita - RFT 1982) di Peter Del Monte - con Laurent Mallet, Mario Adorf, Aurore Clèment - 93"

Sul tetto della bella auto d'epoca che viaggia senza meta apparente c'è la custodia di un contrabbasso… contiene il cadavere di una cantante rock. Alla guida Lucien (Laurent Mallet). «Sopra» di lui viaggia la sorella gemella Nina (Nina Scott); tra i due scorreva un rapporto amoroso (incesto) di simbiosi. Lei chiede «Se io morissi cosa faresti?» Il fratello risponde «Ti farei rivivere». Detto e fatto. Peter Del Monte («Irene, Irene», «Piccoli fuochi») allestisce un racconto stralunato e notturno, ambiguo e bizzarro, sostenuto da incontri e personaggi stravaganti: tra essi una cleptomane (l'ottima Aurore Clèment) ed un turco ricercato dalla polizia (Mario Adorf in gran forma). Non poteva che concludersi in una Genova (mai citata) in odore di… Marsiglia. Alla fine del viaggio appaiono inaspettate le sagome dei Magazzini del Cotone e delle gru del porto, con la Lanterna lontana sullo sfondo. Lucien si inventa uno stravagante funerale: trascina l'ingombrante fardello sulla sommità di un cumulo di materiali industriali, scava una buca, ce lo incastra come fosse una croce. E ci dà fuoco. Sembra di riconoscere la zona del carbone della centrale elettrica accanto alla Lanterna… L'auto viene imbragata e caricata su una nave in partenza dai Magazzini del Cotone verso mondi lontani (Villaltar, Dakar, Portorico) e una nuova vita… Il nostalgico protagonista infatti si veste e si trucca come la sorella e sale sul ponte della nave a godersi il panorama. Rinuncia alla sua identità e diventa… lei. Poco attendibili i due ignoti protagonisti nonchè la cantante (pure antipatica), le pessime canzoni ed i dettagli legati al mestiere della musica. In parte girato sulla costa ligure, «lo ricordiamo scherzosamente come il film in cui svenne un cavallo» (G. Nencini): invece dell'auto, sulla nave doveva esserci un cavallo che, spaventato dall'altezza e dall'imbragatura ogni volta crollava a terra esanime. Alla fine il proprietario dell'animale, ignorando di essere in porto e non nel west se ne andò al galoppo; uno zoccolo del cavallo scivolato su una rotaia lo riportò… a terra tra le risate della troupe. Il film (premio per il miglior contributo artistico al Festival di Cannes 1982), tratto dal romanzo «Moi, ma soeur» di Jean Bany non affonda i colpi ed è un vero peccato. Le urla ed il volo dei gabbiani, le acque del porto, le cisterne ed i palazzi sullo sfondo rendono familiare e piacevole il distacco da un film strambo come i personaggi che lo abitano.
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