Cade dallo scooter e muore in un fosso

Francesco Guzzardi

Dopo il caso segnalato dal nostro giornale alcuni mesi or sono, un altro genovese, Aldo Caruso, nato 53 anni fa sotto la Lanterna, si trova nell’assurda medesima situazione: dimostrare di essere lui, di essere nato! Aldo è una simpatica persona che mentre espone le sue sventure, sorride. «Tra il 1999 e il 2000 mi sono separato da mia moglie e dai figli - racconta -, lei non voleva più saperne di me e pensavo che almeno i miei parenti mi dessero una mano a superare il trauma, perché la mia ex moglie l’amavo e l’amo ancora, ma ben presto mi accorsi che si trattava di un’illusione».
In quel periodo, Aldo viveva nel pieno la sua attività di manager-man, gestiva un noto locale nel centro storico e all’occorrenza, diventava cuoco ufficiale nelle tournee di noti artisti e relativo staff (Zucchero, Sting, Megan Gale e Vodafone, Elton John, Biagio Antonacci e Gigi D’Alessio, alcuni degli ultimi lavori eseguiti in quei tempi). Ma nonostante tutto, Aldo cade in depressione e nel giro di poco tempo, perde gli affetti dei suoi cari e di quelli che lui, reputava amici. Entrato nel buio tunnel della depressione, non riesce a superare la crisi e ben presto, un esaurimento nervoso, dovuto più a un fatto psicologico («Mi mancava la famiglia...»), che a uno materiale («Mi sono speso 300 mila euro in pochi mesi...»), perde anche il locale.
Poi, un giorno di marzo, Aldo si accorge che la carta d’identità sta per scadere e ad aprile si reca negli uffici dell’anagrafe di Molassana per chiedere il rinnovo del documento. L’impiegata di turno, tra imbarazzo e sogghigni, tra il serio e il faceto, comunica all’utente, che ufficialmente lui non esiste. La sorniona faccia di Aldo, pronta sempre a sorridere e controbattere, in quella occasione si fece seria. Come una sentenza di morte, ma in questo caso di nascita, l’addetta del Comune gli consegnò alcuni fogli da compilare per dimostrare di essere nato.
Sì, proprio così. Questo è il classico atto che si compie alla nascita di un figlio: i genitori (o l’addetto del Comune) compilano un foglio che porta un titolo con su scritto: «Iscrizione all’ufficio anagrafe». Poco importa ad Aldo di scoprire il motivo di tutto questo: «La persona che mi ospita in una stanza, tra una tournee e l’altra, mi ha tolto, a mia insaputa, la residenza ufficiale che lì detenevo da due anni, e adesso mi ritrovo a dimostrare che esisto».
L’ultima beffa Aldo la riceve pochi giorni fa: un addetto del Comune si reca dove Aldo presta servizio e dopo avergli domandato le generalità, gli consegna un foglio che lo invita presso l’«Ufficio stranieri senza territorio» in via Ilva. «Da lì - spiega con attenzione l’impiegato - inizia il suo percorso d’inserimento». Ma stiamo scherzando?