Cade e sviene a 130 all’ora nel budello della paura

L’impianto dello slittino di nuovo sotto accusa: un anno fa un atleta finì in coma

Paolo Marchi

nostro inviato a Cesana

La frase che meglio sintetizza la giornata difficile delle slittiniste l’ha pronunciata Sylke Otto, tedesca, miglior tempo in entrambe le prove e favorita d’obbligo stasera per l’oro: «Che questa fosse una pista difficile lo avevano già detto gli uomini». E per le donne lo diventa ancora di più. Ieri era come se vi fossero due bollettini, quello dei tempi e quello dell’infermeria. L’incidente più spettacolare è occorso alla statunitense Samantha Retrosi, ben pochi anni, venti, e ben pochi risultati, qui ai Giochi perché quarta in coppa del mondo a Lake Placid a dicembre. Ieri, seconda discesa, ha toccato il ghiaccio con il piede destro alla curva 14, è schizzata in alto e ha battuto la testa, protetta dal casco, sulla parte alta della pista. Si è fermata solo alla 18, in pratica al traguardo, svenuta. Subito soccorsa, è tornata in breve tempo cosciente. Un taglio al mento e uno al ginocchio sinistro. Trasportata in elicottero al Cto di Torino, le è stato riscontrato un trauma commotivo.
La prima manche era stata invece fatale all’italiana Anastasia Oberstolz-Antonova che aveva corso, classificandosi 15ª, a Lake Placid come russa (è siberiana), e che a Cesana si è presentata come italiana, previo matrimonio con Christian Oberstolz che cercherà il podio domani nel doppio in coppia con Patrick Gruber. Alla curva 17, velocità di punta per Anastasia prima dell’errore 125,7 km all’ora, l’azzurra andava a sbattere con lo slittino nel braccio superiore, poi rimbalzava in basso per finire disarcionata ma in movimento, il mezzo avanti e lei dietro a “friggere” con il sedere sul ghiaccio. Per quanto le potesse bruciare il fondoschiena escoriato, le bruciava di più un’uscita di scena così poco nobile e repentina.
Quello di Cesana è un budello pericoloso perché molto tecnico a livello di curve e molto veloce quanto a ghiaccio. Non perdona l’errore, come ha scoperto anche il neo-olimpionico Zoeggeler, caduto in prova giovedì scorso. Ha spiegato Marco Andreatta, direttore agonistico italiano: «Per quanto possa essere impegnativo, e questo tracciato lo è molto, la sua pericolosità è da rapportare alle condizioni atletiche di chi scende. Se andiamo a vedere la prima giornata delle donne vediamo che la maggioranza degli incidenti sono occorsi a concorrenti non di primo piano».
Verissimo. I due casi più eclatanti vanno visti in questa ottica. Il più grave risale al gennaio 2005, in una prova di coppa del mondo valida anche come pre-olimpica. Vennero fatti scendere tanti sconosciuti di buona volontà e poco senso del ridicolo. Tanti finirono a gambe all’aria, con il brasiliano Renato Mizoguchi ricoverato in ospedale in coma. Si sarebbe ripreso, di quell’avventura conserva una vista così così perché perse due diottrie, ma intanto era nata la cattiva fama di Cesana. Il tracciato venne limato, soppesato bene per evitare non solo il morto, ma anche gravi incidenti.
Però atleti improbabili continuano a scendere. Solo ieri è stata fermata Anne Abernathy, iscrittasi per le Isole Vergini. Vista l’età, 53 anni tra due mesi, è stata soprannominata Nonna Slitta. È alla sesta partecipazione a cinque cerchi, nell’88 la prima. Ribaltandosi domenica in allenamento si è fratturata un polso, avrebbe voluto scendere in gara con una protezione ma la commissione medica l’ha stoppata. Ma il buon senso ci dice che nemmeno doveva esserci a Torino 2006. In Canada, 18 anni fa, commosse la storia di come sconfisse il cancro. Poi nel ’99 si fratturò ginocchio e spalla e nel 2001, cadendo, finì in coma leggero. Operata al cervello, riuscì a correre a Salt Lake, classificandosi 26ª a quasi 49 anni, record di atleta più anziana ai Giochi. Qui l’ha allungato, almeno in ricognizione: la prima cinquantenne. E magari sta già pensando al 2014: la prima sessantenne...