Cade in moto e muore urtando un panettone: il Comune alla sbarra

Rinviati a giudizio due funzionari e due impiegati dei settori Ambiente e Mobilità e Arredo Urbano

Morì cadendo dallo scooter e andando a sbattere contro i panettoni antisosta. Per quella morte forse non inevitabile, sono stati rinviati a giudizio 4 dipendenti comunali: due dirigenti e due impiegati. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo, in quanto responsabili della manutenzione delle strade e della rimozione dei famigerati «dissuasori della sosta», chiamati anche panettoni. Famigerati perché con una lettera datata 2003 (un anno prima dell’incidente) il vice sindaco Riccardo De Corato aveva sollecitato i responsabili a «pianificare le attività necessarie alla rimozione» dei panettoni, principalmente per la loro pericolosità (sono massi di cemento armato posti sui marciapiedi o ai limiti della carreggiata.
Dopo due anni di indagini ieri il gip Piero Gamacchio ha accolto la richiesta dell'accusa di processare gli imputati. Moreno Saporito, artigiano di 39 anni, la mattina dell'11 ottobre 2004 cadde dal motorino in via Lamarmora all’altezza del civico 5. Viaggiava verso corso di Porta Romana a 43 chilometri orari, secondo la ricostruzione dell’accusa. A fargli perdere il controllo del suo scooter Yamaha fu un massello del pavé instabile, o meglio che sporgeva di cinque centimetri sopra il manto stradale. Ma secondo quanto stabilito dal consulente del pubblico ministero Marcello Musso, a provocarne la morte sarebbero stati i due panettoni antisosta «immotivatamente posti sulla sede stradale» - scrive il pm nel capo d’imputazione - contro cui finì la sua corsa sbattendo il torace. Saporito morì alle 16.50 al Policlinico per la rottura dell’aorta toracica e a causa di lesioni al fegato. Il Comune di Milano è stato citato come responsabile civile nel processo e dunque, in caso di condanna, sarà coinvolto nel pagamento dei risarcimenti alla compagna e al figlioletto della vittima.
Diverse invece le responsabilità attribuite agli imputati nel capo d’imputazione. G.C. e S.V., in qualità di dirigenti rispettivamente della direzione centrale Ambiente e Mobilità e del settore Arredo Urbano, non avrebbero provveduto a far togliere i dissuasori, nonostante la lettera di sollecito del vice sindaco. F.A. e R.M., in quanto impiegati presso il primo reparto del Comune, competente alla manutenzione delle strade, non avrebbero invece provveduto a far sistemare il manto stradale.