Cade un tabù, sciopero al Csm «Basta con i concorsi su misura»

Anna Maria Greco

da Roma

È la prima volta al Consiglio Superiore della Magistratura. Uno sciopero paralizzerà oggi i lavori di palazzo de’ Marescialli perché il personale protesta contro una delibera che il plenum sta discutendo da alcune sedute e riprenderà in mano mercoledì, che bandisce un concorso pubblico per la copertura di dieci posti da dattilografo.
La pietra dello scandalo è il fatto che quattro dei posti sono stati riservati a persone con caratteristiche inusuali per quel livello: laureati, con tanto di master di specializzazione e anche conoscenza della lingua inglese.
«Si tratta di vestitini su misura - spiega un sindacalista dell’organo di autogoverno della magistratura - per sistemare dei portaborse di alcuni consiglieri. Sono degli esterni, mentre da anni chiediamo di ascoltare le legittime richieste per la riqualificazione del personale interno. Ci vuole una pianta organica, perché siamo fermi a quella del 1958, quando è nato il Consiglio e oggi siamo solo 202 effettivi contro i 230 previsti. Invece, si fa un concorso aperto a tutti. Dunque, sarà sciopero e contiamo sull’80-90 per cento delle adesioni da parte del personale».
La decisione di scioperare è stata presa da tutte le sigle sindacali (Cgil e sindacati autonomi interni) che rappresentano il personale amministrativo e a metà dicembre hanno avviato le procedure di legge. L’iniziativa del concorso, sostengono, è stata presa «a sorpresa» e «penalizza e rallenta» le procedure di contrattazione in corso.
Ieri pomeriggio, alle 17.30, il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni ha tentato una mediazione in extremis, con i rappresentanti sindacali.
C’è stato un incontro, anche se non istituzionale perché le cosiddette «procedure di raffreddamento» dello sciopero spettano, in realtà, al segretario generale del Csm che finora, malgrado la richiesta ufficiale avanzata alla prefettura di Roma dai sindacati, non ha ricevuto i portavoce della protesta.
Rognoni non è riuscito a scongiurare lo sciopero, pur ottenendo la revoca dello stato di agitazione che era stato proclamato con la minaccia di altri scioperi in futuro.
«Il vicepresidente - spiegano i sindacalisti - ci ha dato ampie rassicurazioni sul fatto che il personale sarà messo in condizione di lavorare nel migliore dei modi e che saranno ascoltate le nostre rivendicazioni. Ma intanto noi incroceremo le braccia. Da troppi anni qui al Consiglio le cose non vanno come dovrebbero andare e le modalità di questo concorso ci hanno confermato che, invece di preoccuparsi del malessere del personale in servizio, si interviene piuttosto per sistemare qualche esterno ben protetto. È un concorso pubblico per modo di dire, che ricorda molto quello fatto un anno fa alla Corte costituzionale sempre con queste caratteristiche».