Cade in Vico del Fieno Non vedente pronta a far causa al Comune

«Questa volta non mi fermo, andrò fino in fondo perché non c’è rispetto nemmeno per noi disabili». Ha un tono di voce perentorio Anna Maria Zunino, donna non vedente che è pronta a denunciare il Comune di Genova dopo una rovinosa caduta in Vico del Fieno, in pieno centro storico. È inciampata dopo essere uscita dal suo ufficio, finendo sul selciato del caruggio ad un passo da via del Chiossone. Un ruzzolone per terra dal quale non è riuscita a salvarla nemmeno il suo cane guida, Molly, che l’ha vista cadere tra le pietre e ha tentato di soccorrerla.
Le ginocchia sbucciate, un forte trauma e varie ecchimosi sulle gambe: Anna Maria si è fatta medicare dal suo medico di famiglia, ma non se l’è sentita di viaggiare fino al pronto soccorso: «Il mio dottore mi ha detto che sarebbe stato meglio avere un referto, ma per me arrivare fino all’ospedale e aspettare il turno non è una cosa semplice» racconta. Ma la signora Zunino non se la vuole prendere con le lunghe soste in ospedale già patite in passato per altre vicende, ma contro l’inerzia del Comune di Genova al quale la situazione della strada di Vico del Fieno, le buche e le pietre divelte, erano già stata segnalate più e più volte: «In tanti hanno avvisato la polizia municipale e il Comune della situazione in cui si trova la strada e sanno anche che qui ogni giorno ci passa una persona non vedente. Avevo già preso diverse storte, mercoledì sera sono caduta e potevo anche sbattere la faccia in terra».
È arrabbiata Anna Maria, donna caparbia che non si ferma davanti al suo handicap, e che porta avanti una vita autonoma. Lavora come centralinista alla sede della Banca Carige di via D’Annunzio ed ogni mattina prende l’autobus per arrivare in centro e passeggia fino alla sede di lavoro. Così come alla sera fa il percorso inverso, con l’aiuto della sua Molly che lei dice essere «come una figlia». «A meno che ad aspettarmi fuori dall’ufficio non ci sia mio marito, Karim» che quella sera, però, non è riuscito ad essere presente. Ora la scelta di fare causa al Comune che non ripara le strade: «Se penso a quante trafile mi toccherà subire ora mi verrebbe voglia di lasciar perdere - prosegue -. Ma questa volta non mi voglio fermare: ci vuole coraggio, ma lo faccio per tutelare me e tutte quelle persone disabili che vogliono essere rispettate da un Comune che non ci rispetta».