Cadono le teste di serie e l’Europa sorpassa i grandi del golf Usa

Sullo splendido percorso - firmato Jack Nicklaus - del Ritz Carlton Golf Club di Dove Mountain in Arizona si è giocato il primo dei quattro World Championship del Tour mondiale. L’Accenture World Match-play, per regolamento, prevede che scendano in campo i primi sessanta giocatori del ranking mondiale per affrontarsi in scontri ad eliminazione diretta suddivisi in quattro gironi. Unici assenti di rilievo Tiger Woods (per le note vicende) numero uno al mondo e Phil Mickelson, numero due, per problemi familiari e forse anche per un pizzico di polemica con il Tour americano a seguito di una contestazione sul wedge da lui usato e non conforme alle ultime normative relative alle scanalature (groves) sulla faccia del bastone.
Detto questo c’erano davvero tutti compresi per la prima volta due italiani - i fratelli Molinari - che hanno fatto comunque notizia in quanto unici fratelli ad aver mai giocato insieme un World Championship. Dico comunque, perché purtroppo i «fratelli d’Italia» sono usciti subito al primo turno: Francesco contro Zac Johnson (ex campione Masters) che ha ceduto solo alla ventunesima buca, terza dello spareggio, ed Edoardo che dopo essere stato in vantaggio di quattro buche dopo nove giocate si è visto rimontare e superare da quella vecchia volpe - non simpatica più di tanto - di Stewart Cink aiutato oltre che da un gran gioco anche da più di un pizzico di fortuna nelle tre buche finali.
Il Match-play su diciotto buche è un po’ come giocare alla roulette, tutto può succedere: anche che i favoriti escano presto di scena. È stato così in questa edizione dell’Accenture dove già al secondo turno le quattro teste di serie - Stricker, Harrington, Westwood e Furyk - sono usciti di scena lasciando un po’ delusi gli spettatori ma, onestamente, non togliendo alcunché allo spettacolo su un percorso di per sé spettacolare e telegenico. La vera novità di questa edizione dell’Accenture è stata l’esplosione della nuova generazione di campioni e la supremazia del golf europeo su quello statunitense da sempre egemone nel grande golf. Basti dire che ai quarti di finale è giunto solo un giocatore americano - l’indomito Stewart Cink - con tre europei ed un sudamericano entrati nelle semifinali: Poulter e Garcia, Wilson e Villegas, quattro under 30 che hanno tanto da dire nel golf mondiale. E per una volta si è assistito ad una finale addirittura tutta europea con Poulter - due volte vincitore dell’Open d’Italia e miglior europeo all’ultima edizione della Ryder Cup - opposto a Paul Casey in gran forma nelle prime quattro giornate ma che dopo una interminabile semifinale con Villegas - terminata alla sesta buca supplementare - è apparso meno lucido ed un po’ spompato al grande appuntamento finale. Vittoria per Jan Poulter - sulla distanza delle trentasei buche - anche se non schiacciante ma sufficiente a laureare il giocatore inglese campione di prima grandezza con questa sua prima vittoria sul Tour americano che grazie al milione e 400mila dollari di prima moneta lo ha proiettato tra i primi cinque giocatori al mondo. Nella finale per il terzo e il quarto posto un Garcia ormai demotivato ha ceduto al suo amico Villegas.