La caduta del Gottardo E il muro invalicabile chiamato Terzo Valico

(...) E poi l’installazione fatta di container della linea Messina nei quali si trasmetteva uno splendido filmato tridimensionale sulla caduta dell’ultimo diaframma del Gottardo. E ancora, i gadget per i visitatori: borsettine con la bandiera svizzera molto eleganti, piccoli pezzi della montagna impacchettati in simpatici sacchettini, blocchetti e matite dei vari cantoni. Insomma, una cosa davvero bella. Così come era bella, a distanza di poche centinaia di metri, la manifestazione Bonjour la France ospitata nel sottoportico di Palazzo Ducale e, come dice il titolo, voluta dai francesi per pubblicizzare le loro terre e i loro prodotti.
Tanto per fare confronti, sia gli stand svizzeri, sia quelli francesi erano qualcosa di assolutamente positivo e capace di invogliare il pubblico. Qualcosa che rendeva ancora più imbarazzante il tristissimo filmato realizzato dal Comune di Genova per il Salone Nautico, con le solite facce della solita gente che diceva le solite cose, trasmesso a piazza De Ferrari, con notevole effetto di inquinamento acustico e visivo. Qualcosa in grado di tenere lontano qualsiasi turista di buon senso a cui fosse incautamente passato per la testa di venire a Genova.
Eppure, la rabbia non era nemmeno per questo confronto. Non solo. Il problema è che gli stand svizzeri di Caricamento pubblicizzavano la caduta dell’ultimo diaframma del tunnel del San Gottardo, cinquantaquattro chilometri nel cuore delle Alpi che nel 2017 saranno il cuore pulsante del più lungo traforo ferroviario del mondo, ma soprattutto il cuore dei trasporti europei.
E allora? È un’ottima notizia, una notizia pulita (impressionanti i numeri delle differenze percentuali fra il trasporto su rotaia in Svizzera e quello in Italia, dominato dalla gomma, dai tir e dalle autostrade, con conseguente inquinamento), una notizia che porterà note positive anche per l’Italia. Ribadisco: e allora? Perchè arrabbiarsi?
Il vero motivo della rabbia è che il tunnel del Gottardo è inserito in un sistema di corridoi e di trasporti europei che si integra perfettamente con quello che dovrebbe essere il Terzo Valico. Ma, mentre gli svizzeri vanno costantemente avanti e proseguono con i lavori in perfetta linea con le proprie previsioni e i propri tempi, qui è tutto fermo.
Claudio Scajola era stato uno di quelli che, insieme a Gigi Grillo, si era speso di più per l’arrivo degli stanziamenti per il Terzo Valico. Ma, nonostante periodici annunci di firme e controfirme, tutto è ancora fermo.
Non sto qui a ripetere per l’ennesima volta l’importanza del Terzo Valico per Genova e per la Liguria, un mantra che rischierebbe di essere stucchevole da ribadire, come quei ritornelli delle filastrocche per bambini: «Con il Valico, Genova diventerebbe una periferia di lusso di Milano, nel senso buono che la parola sa avere, con la possibilità per i nostri ragazzi di mille opportunità di lavoro senza l’obbligo di emigrare, con nuove opportunità di boom per il Porto-porta d’Europa, con la rivalutazione delle case, con un possibile boom economico...» e via di questo passo.
Mi limito ad osservare che, dopo la vergognosa opera di freno, quando non di boicottaggio, da parte dei governi di centrosinistra, ci sono state leggerezza e superficialità da parte di molti esponenti del centrodestra che hanno annunciato più e più volte il Terzo Valico come cosa fatta, mentre fatta non era. Facendo perdere le speranze anche a coloro che ci credono davvero. Come nella favola in cui si urla «al lupo, al lupo», fino a che il lupo arriva sul serio.
Intanto, gli svizzeri fanno il Gottardo. E poi non dovremmo arrabbiarci?