Il caffè che porta l’aroma ligure nel mondo

L'inconfondibile aroma del suo caffè arriva ormai in tutto il mondo. Dalla Francia alla Germania, dall'Inghilterra agli Stati Uniti: la «Torrefazione Ronchese», da ben 52 anni, porta alta la bandiera della Liguria che produce. Una favola che inizia a Ronco Scrivia, nel lontano 1959. Vincenzo Percivale formatosi alla corte di Ugo Merialdi, personaggio storico del mondo del caffè genovese, decide di aprire un locale di torrefazione insieme alla moglie Carola Tagliavini. Gli affari vanno bene e finiti gli studi di ragioneria anche il figlio Marco si avvicina all'azienda. Ha poco più di vent'anni ma le idee sono già chiare. Creatività e un pizzico di sana incoscienza sono un tutt'uno nelle molecole del suo Dna, se non altro per la giovane età. Tempo da perdere non ce n'è. Il mondo, fuori, corre veloce. Di anni, da allora, ne sono passati parecchi: Marco adesso è un uomo di 47 anni e guida l'azienda, tra i leader nella distribuzione delle migliori miscele per l'espresso italiano.
La torrefazione nella tostatrice a legna è il marchio di fabbrica: un'innovazione distante dai processi industriali che rende speciale ogni sorso. Perché qui, nell'alta Valle Scrivia, i chicchi di caffè vengono accarezzati uno per uno. Non c'è una sequenza di bottoni da pigiare, non ci sono ingranaggi complicati ma un mastro tostatore che dosa e sceglie grazie all'occhio e all'esperienza. Nulla viene lasciato al caso, anche il legno che serve per abbrustolire i semi proviene dalle aree verdi locali. Faggio e rovere ardono; dopo una ventina di minuti a 220 gradi il profumo inebria l'aria. Dettagli, piccoli accorgimenti che fanno la differenza nel passaggio dalla pianta alla tazzina. E così da oltre dieci anni l'espresso ligure varca i confini nazionali. Paesi lontani, culture diverse che si siedono allo stesso tavolo per assaporare la crema di caffè preparata dalla Torrefazione Ronchese. Perfino Tony Blair, ex primo ministro del Regno Unito per dieci anni, ne ha potuto apprezzare la bontà. «Se puoi sognarlo, puoi farlo», sosteneva Walt Disney. Ecco, il passaggio da Ronco Scrivia a Montecarlo è una favola diventata realtà: «Quando incontrai un cliente all'hotel Le Méridien mi sembrò di essere in un film - racconta Percivale. Continuavo a chiedermi se fossi davvero io quello seduto davanti al panorama mozzafiato della costa Azzurra; tornato a casa ero felice come un bambino anche se l'affare non si concretizzò». Ricordi fervidi nella mente, come quelli di nonno Costante che tostava il caffè quando Marco era ancora uno studente. I tempi sono cambiati, la crisi degli ultimi anni ha messo in difficoltà molte aziende: sopravvivere è il verbo più difficile da pronunciare per chi è abituato a guardare oltre il domani. La Torrefazione Ronchese, invece, nuota controcorrente e incrementa gli affari nonostante l'aumento dei costi. La ricetta segreta per godere dell'immunità contiene un ingrediente sempre più raro da trovare nella società moderna: il rapporto umano. I clienti sono prima di tutto delle persone da rispettare e coccolare; con loro si creano amicizie che vanno al di là del simbolo dell'euro, della parola sconto e dell'arrotondamento al centesimo. «Per farla breve - sintetizza Percivale - ci mettiamo la faccia e coltiviamo nel quotidiano i nostri clienti. Spesso capita anche di andare a mangiare a casa loro, segno di un rapporto che va oltre il lavoro».
Nel futuro una semplice speranza: «Continuare così, proseguendo nella costante crescita». Il nipote, Paolo Managlia, segue le sue orme ed è pronto a mettersi al volante dell'azienda per guidarla verso nuovi successi e mercati inesplorati. Naturalmente al gusto di caffè.