Un caffè e la Samp passioni di una vita

Il fruttivendolo amico: «Lo conoscevo da 50 anni: era una brava persona»

«Assolutamente incomprensibile quello che è accaduto. Mi domando come sia potuto accadere, qui nel palazzo nessuno si è accorto di nulla». A parlare è la vicina di casa di Silvio Zanini, una signora che lo vedeva spesso e lo consceva da tanto tempo, come accade tra chi vive sullo stesso pianerottolo. Continua la donna, evidentemente scossa: «Era una persona troppo perbene, aveva perso la moglie alla fine del 2005 dopo una lunga malattia e ne era uscito distrutto, ma alla fine aveva iniziato ad uscire e a colloquiare di nuovo con il mondo esterno». A testimoniarlo sono anche Angela e Franco, i proprietari del negozio di materassi di via Rolando 23, esattamente a poche decine di metri dal portone di Silvio Zanini: «Un uomo riservato, ma molto garbato ed educato. Scendeva di solito due volte al giorno, per andare a prendere il caffè e a fare delle piccole commissioni, e ogni volta si fermava per scambiare qualche piccola battuta». Battute che di solito amava scambiare anche sulla sua amata Sampdoria nel circolo Ciclistica che abitualmente frequentava. «Non riesco ancora a crederci, lo conoscevo da circa cinquant'anni, mai una parola fuori posto, mai un pettegolezzo, un uomo di altri tempi, diventato con la sua polleria parte integrante di questo quartiere - si commuove Vittorio Gricco, fruttivendolo di via Rolando -. Scendeva ogni mattina, quattro chiacchiere e poi via al bar. Mi sembrava stare bene, perché da quando gli era morta la moglie non aveva più trovato pace. Soltanto da un po' di tempo lo vedevo più tranquillo. E conosco anche il motivo. La signora Franca si era offerta infatti di fargli qualche lavoro in casa. Andava da lui, gli puliva l'appartamento e faceva la spesa. Questo accadeva ogni giorno. E per lui era stato un motivo di rinnovata serenità. Era più tranquillo, quasi rasserenato da quella figura femminile che gli stava intorno, anche se per poche ore».