Il caffé del professorone

(...) la minestra sempre troppo calda o troppo fredda, troppo salata o poco salata, il bicchiere che è sempre sporco, la porta di casa che è sempre aperta.
Insomma, uno di quei vecchietti che i parenti tutti considerano un beneamato «rompicoglioni» (e che se un giorno o l’altro venisse chiamato da Nostro Signore, non sarebbe davvero male...).
Ora, dico io, sorridendo anche un po’ goliardicamente, potrà ammettere questo «centenario» emerito che un titolare di bar compri il giornale che gli pare? O deve comprare i quotidiani di tutto l’arco costituzionale (e non) per far contento lui, trasformando il suo bar in un’edicola?
Capisco, sempre sorridendo, che ormai la sua «psicosi berlusconiana» lo abbia travolto (per carità, orientamento del tutto rispettabile), ma chiedo al «centenario» professore, colpito dalla «sindrome di Silvio»: «Ma lei, va al bar per prendere il caffè o per rubacchiare le notizie del giorno? Mi assomiglia tanto a quelle vecchiette che si intrufolano, non invitate, nei convegni per sfruttare il buffet che chiude solitamente certe manifestazioni.
Un consiglio professore: lasci perdere il caffè e vada a comprare in edicola i giornali che giustamente sono di suo gradimento. Ma attento perché in questi periodi così «intensamente berlusconiani» potrebbe trovare edicole che vendono solo Libero e il Giornale. Non vorremmo fosse il giorno del suo suicidio! Con tutta la mia simpatia, vecchio professore...