«La Caffarella ci fa ancora paura»

Sgomberi, controlli, qualche pattuglia. Il massimo per rendere più sicuro quello che un anno fa era stato indicato come il parco della paura. Parco della Caffarella, un anno dopo lo stupro di San Valentino. Il Campidoglio fa il punto di un anno di lavoro. «Abbiamo provveduto - spiegano l’assessore all’Ambiente, Fabio De Lillo, e Giorgio Ciardi, delegato alla Sicurezza - a sgomberare il casale di via Bitinia e l’area circostante. Abbiamo, inoltre, avviato il progetto “Verde Sicuro” che partirà entro marzo: per sei mesi verrà svolta un’attività di vigilanza da guardie ambientali e zoofile con lo scopo di monitorare il degrado». Attività che però, secondo il Campidoglio, risulterebbero maggiormente efficaci «se la Regione e l’Ente Parco, responsabili per le aree verdi interne, decidessero una buona volta di muoversi e di attivare finanziamenti e personale per effettuare i controlli». E chissà che sia davvero la volta buona.
Perché all’interno del parco i controlli sarebbero necessari. Lo sostengono gli abitanti di quel tratto di via Latina che si affaccia sulla grande oasi di verde, un pezzo di agro romano in piena città. Lamentano «un via vai di immigrati e rom che bivaccano nel parco, falò accesi di notte, bottiglie di birra e cartoni di vino lasciate ai margini della strada. E chiedono telecamere, recinzioni. Soprattutto controlli. Ieri il bar di largo Sacchi Venturi, in cui lo scorso 14 febbraio la coppietta aggredita trovò il primo soccorso, è chiuso. A breve cambierà gestione. Al suo interno c’è solo Francesco, il proprietario, che ricorda «perfettamente l’incubo di quella notte» e da allora ripercorre i 12 mesi trascorsi: «Dopo lo stupro ci sono stati controlli quasi tutti i giorni, poi, man mano, la sorveglianza ha subito un rallentamento. Ora è tanto che non li vedo. Da circa un mese, invece, rivedo sempre le stesse 4, 5 persone che entrano nel parco la sera ed escono la mattina». Addentrandosi nell’immensa area verde, che si estende sul lato di via Latina, ci si imbatte in grotte abitate: lenzuola, pigiami, pentole, cartoni. «Recinzioni? Telecamere? Mai viste - afferma Ilaria Giansanti, giovane residente che ogni giorno porta il cane al parco -. Subito dopo il fattaccio c’era polizia a cavallo, carabinieri, protezione civile, tutti. Oggi non c’è nessuno, solo un via vai di sbandati». «C’è un gruppetto di romeni che prendono 2 o 3 birre a testa e vanno nel parco - le fa eco un’altra abitante, Glenda Tarallo -. Ho tre bambini e dall’anno scorso ho smesso di andarci». «La ragazza che fu stuprata l’anno scorso aveva la mia stessa età - dice Chiara F. - come lei ho un fidanzato con cui, fino allo scorso anno, andavo a passeggiare alla Caffarella. Ora non ci vado più, io ho paura».