Caffarella, i test del dna scagionano gli indagati

Anche la comparazione degli
esami del dna svolti dall’istituto di medicina
legale non lascia
dubbi: non ci
sono tracce biologiche dei due romeni indagati per la violenza di San Valentino. Racz fermato per stupro a Primavalle

Roma - Negativa. Anche la comparazione degli esami del dna svolti dalla genetista dell’istituto di medicina legale, Carla Vecchiotti, sulla base dei risultati a cui erano arrivati gli esperti della polizia scientifica, non lascerebbe dubbi: su una serie di reperti sequestrati nell’ambito dell’inchiesta sullo stupro avvenuto alla Caffarella non ci sarebbero le tracce biologiche dei due romeni indagati, Alexandru Loyos e Karol Racz.

I risultati dei test Non ci sarebbero sorprese dalla comparazione dei test biologici svolti dalla polizia scientifica. Anche dall’analisi affidata a Carla Vecchiotti, genetista dell’istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza, sarebbe emerso che le tracce di dna rilevate sui reperti sequestrati dalla squadra mobile non appartengono ai romeni Alexandru Isztoika Loyos e a Karol Racz, in carcere con le accuse di aver violentato una quindicenne al parco della Caffarella il 14 febbraio. I risultati saranno comunicati domani al pm Vincenzo Barba che nei giorni scorsi aveva affidato al nuovo consulente tecnico l’approfondimento su quei reperti perchè gli esiti andavano in un senso contrario rispetto alle risultanze investigative.

Abiti ancora da analizzare A piazzale Clodio, in ogni caso, si fa notare che non tutto quanto è oggetto di sequestro è stato sottoposto ad analisi di laboratorio: all’appello, infatti, mancano ancora gli abiti che indossava la ragazzina quando fu stuprata sotto gli occhi del suo ragazzo. Il pm Vincenzo Barba sta valutando il materiale probatorio fin qui acquisito in vista dell’udienza di lunedì davanti al tribunale del riesame che sarà chiamato a pronunciarsi sulla scarcerazione dei due romeni. "Sottoporremo alla valutazione del collegio - è stato spiegato in procura - tutto quello che fa parte dell’inchiesta a cominciare dall’interrogatorio videofilmato di Loyos. Saranno i giudici a stabilire se, ai fini di una misura cautelare, abbia più peso un accertamento biologico, quale è il test del dna che ha escluso la presenza dei due indagati sulla scena dello stupro, o contino di più il riconoscimento fotografico fatto dalla vittima della violenza sessuale e la confessione di Loyos che ha fornito numerosi dettagli sulla vicenda chiamando in causa, tra l’altro, un soggetto (Racz, ndr) che nessuno conosceva prima benchè di lui ci fosse negli archivi la fotosegnaletica". 

Il dna non è del fidanzatino Non sono riconducibili nemmeno al fidanzatino della ragazzina di 14 anni violentata nel parco romano della Caffarella i due profili di dna identificati dalla polizia scientifica dagli oggetti repertati. Gli inquirenti avevano deciso di prelevare il codice genetico del giovane al fine di chiarire con maggior precisione l’appartenenza dei dna estrapolati dai reperti.

Serra: "Lasciar lavorare gli inquirenti" "Attenzione ad accanirsi contro l’indagine sullo stupro della Caffarella. Conosco personalmente il capo della squadra mobile di Roma, il dottor Vittorio Rizzi, e sono certo della professionalità con cui lui e i suoi uomini impostano ogni indagine", ha detto il senatore del Pd Achille Serra, ex prefetto della capitale. "Casi così delicati - ha aggiunto Serra - dovrebbero esser trattati con la massima serenità, presupposto messo in crisi dalle pressioni politiche e mediatiche e dalle legittime aspettative dell’opinione pubblica. Mi piacerebbe che i miei ex colleghi avessero tempo e modo di svolgere il loro lavoro, così come hanno sempre fatto, con la dovuta tranquillità e, proprio conoscendo a fondo la capacità investigativa degli agenti che hanno trattato il caso della Caffarella, ribadisco la necessità di non trarre conclusioni negative affrettate". "Si lascino lavorare magistratura e polizia. Solo al termine delle indagini - ha, infine, concluso Serra - saranno giustificate eventuali giudizi".

Racz fermato per stupro a Primavalle A Karol Racz, uno dei due romeni accusati dello stupro nel parco della Caffarella, è stata notificata un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere, questa volta per lo stupro della donna di 41 anni avvenuto la sera del 21 gennaio scorso in via Andersen, nel quartiere romano di Primavalle. La misura restrittiva è stata firmata dal gip Silvia Castagnoli su richiesta del pm Nicola Maiorano. Alla base del provvedimento il riconoscimento di Racz effettuato dalla donna come uno dei due stupratori. La ricognizione è avvenuta in gran segreto nei giorni scorsi è si è tenuta sotto forma di incidente probatorio, l’istituto del codice che consente ad un atto istruttorio di assumere il valore di prova in un eventuale processo. Nei prossimi giorni Racz sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia per rispondere anche dell’episodio di via Andersen. Quando fu interrogato dal gip Valerio Savio per lo stupro della Caffarella, Racz si difese sostenendo: "Queste cose non le faccio, per carità non le ho mai fatte".