CAFFI Le notti magiche del pittore patriota

Oltre cento straordinarie opere esposte a Belluno sua città natale

Nel panorama della pittura italiana dell’Ottocento Ippolito Caffi ha occupato purtroppo un posto marginale: ma basta guardare i suoi quadri per capire che è stato colpito da una grande ingiustizia nel giudizio dell’accademia e del tradizionale provincialismo. Ed era il solito giudizio verso un pittore di eccelse qualità che fu certamente un anticonformista legato al gusto internazionale degli orientalisti e a quel neoclassicismo che non fu mai visto di buon occhio nella provincia italiana. Certamente dovette suscitare anche le invidie degli ambienti più legati al gusto ottocentesco e alle scuole locali; se, per l’appunto, i suoi paesaggi brillavano della luce di un sole cosmopolita nei suoi iridescenti tramonti orientali, sui quali si stagliavano imponenti le piramidi, o sulle acque fosforescenti del Corno d’oro ove lucciccavano le grandi moschee di Costantinopoli.
Certo a quegli artisti e ai loro esegeti, sprofondati nelle nebbie lombarde o nelle brume dei paesaggi crepuscolari, quelle visioni di Ippolito Caffi dovevano realmente apparire come autentiche «visioni». E dovette scattare nei suoi confronti quel giudizio negativo che solitamente si appone ai pittori visionari, che solo in tempi più recenti sono stati rivalutati. Va detto però che la magia dei suoi dipinti suscitava ammirazione negli ambienti più raffinati ed è la stessa ammirazione che suscita oggi la rassegna dedicatagli a Belluno: «Caffi. Luci del Mediterraneo», Palazzo Crepadona, fino al 22 gennaio. Ma c’è nella storia personale ed artistica di Ippolito Caffi un altro aspetto che lo differenziò dai pittori della tradizione ottocentesca e fu la sua propensione ad annotare tutte le vicende, da reporter più che da pittore, delle quali la sua passione patriottica lo aveva reso testimone. Dai moti del ’48 alla terza guerra d’indipendenza alla quale volle partecipare imbarcandosi sull’ammiraglia italiana «Re d’Italia» e sulla quale trovò la morte nella celebre battaglia di Lissa nel 1866, a soli cinquantasette anni, quando la nave affondò inghiottendo anche le sue opere.
Ippolito Caffi fu certamente uno spirito irrequieto in un perpetuo viaggiare non solo attraverso l’Italia che percorse per intero, soffermandosi soprattutto a Venezia, a Roma e a Napoli, ma spingendosi sino in Sicilia, ove con la sua fantasia e col suo virtuosismo seppe cogliere paesaggi inediti e scorci inusitati. Nato nel 1809 nella Belluno ancora austriaca, Ippolito Caffi partecipò a tutti i moti patriottici del Lombardo-Veneto, raggiungendo Venezia, ove aveva frequentato l’Accademia di Belle Arti, nel momento cruciale delle lotte d’indipendenza, e dove fu catturato e fatto prigioniero; durante la prigionia subì tutte le angherie degli austriaci che documentò in splendidi taccuini di reportage, taluni dei quali gli furono confiscati. A queste peripezie si aggiunse un’omonimia con un tale Caffi veneziano che si era macchiato di gravissimi reati: Ippolito riuscì a dimostrare la sua estraneità solo dopo un processo.
Ma tutta la sua vita è turbata dalle vicissitudini politiche che lo vedono spesso ricercato, arrestato e processato. È nelle pause tra i vari affanni che l’artista riesce a dedicarsi alla pittura, con la sua tecnica particolarissima che risente degli effetti naturalistici e meteorologici più insoliti. Dipinge tramonti infuocati, dipinge l’eclissi di sole, dipinge una Roma avvolta dalla nebbia e una Venezia ammantata dalla neve, e dipinge luminarie e fuochi d’artificio che saturano l’aria di piazze e monumenti quasi si trattassero dei fumi incandescenti di un’eruzione vulcanica e nei quali è veramente insuperabile. Lo attestano le oltre cento opere esposte in mostra, che rimandano alle stesse decorazioni ad affresco che costellano la sua attività di pittore, quali quelle del Caffè Pedrocchi a Padova e della Biblioteca Vaticana. Le visioni notturne di alcune vedute romane e veneziane, illuminate dai bagliori delle luminarie, restano fra le immagini più suggestive della pittura italiana e gareggiano con lo stesso Canaletto, al quale viene maliziosamente confrontato.
Ma questa sua passione per l’insolito effetto atmosferico gli fa cogliere paesaggi trasfusi di una luce meravigliosa - da Parigi al Colosseo -, lo eleva ad artista unico se paragonato con le stesse immagini dipinte da altri vedutisti, come Corot, come lo stesso Turner che degli effetti di luce fu certamente maestro. Caffi sa cogliere in maniera del tutto originale la luce dei tramonti e l’oscurità della notte rischiarata dai riflessi pirotecnici delle girandole e dei bengala che conferiscono alle sue opere un’aura di autentica magia.
LA MOSTRA

Caffi. Luci del Mediterraneo. Belluno, Palazzo Crepadona