Il Cagliari mette subito il Milan a suo agio

Paolo Marchi

nostro inviato a Cagliari

Facile facile per il Milan: subito Gilardino, quindi Shevchenko, alla mezz’ora la pratica Cagliari era già in archivio. Un abisso tra le due compagini che a tratti è stata (quasi) colmata dalla velocità ma certo non bastava. E in più, a formazioni annunciate, la sorpresa dell’ultima ora: anche Pirlo si accomodava in panchina assieme ad altri stanchi per troppi impegni, vedi Kakà piuttosto che Kaladze. Gioca Vogel e deve bastare. Piuttosto tutti in attesa di vedere come il tecnico passerà dalla parole ai fatti a riguardo di Vieri. Ha detto che Bobo giocherà in coppa, ma non quando: da subito, titolare, o nella ripresa, come riserva? Se c’è una cosa bella in Sardegna è la coppia d’attacco composta da Shevchenko e Gilardino, supportata da Rui Costa (e da Kakà nel finale), possibile scinderla tra 48 ore, soprattutto con entrambi a segno? Con quella dichiarazione, con tanto di attestato di «ragazzo intelligente», Ancelotti ha di sicuro evitato malumori di fine-settimana, ma domani o mercoledì?
Nella trasferta dell’ennesimo record di Paolo Maldini (da ieri è il calciatore che vanta il numero massimo di presenze, spareggi compresi, in serie A, 573, si è lasciato alle spalle Pagliuca), il posticipo si è subito messo a sorridere per gli ospiti. Il tempo di iniziare e Sheva dalla sinistra metteva in piena area un pallone senza significato. Glielo davano Bega e Canini, i due centrali, che pasticciavano e facevano balenare a Gilardino la possibilità di calciare a rete. Completava il suicidio della difesa rossoblù Agostini, rimpalli vari, sull’ultimo Gila si girava e di destro tocchettava in gol. Erano trascorsi ventisei secondi appena, molti scanditi tra dischetto e porta cagliaritana.
Si ricominciava palla al centro e se uno si fosse presentato un minuto in ritardo al Sant’Elia, senza mai dare un’occhiata al tabellone, per una ventina di minuti avrebbe pensato che se doveva esserci una squadra in vantaggio questa era il Cagliari. Per quanto fragile in porta, difesa e centrocampo quando a manovrare era l’ospite, gli isolani hanno saputo aggredire in velocità i rossoneri impegnando seriamente Dida in due occasioni (all’8’ con Suazo e al 12’ con Bega), tre con il quasi-autogol di Serginho al 14’. Lancio lungo di Gobbi, Dida è molto avanzato, il suo connazionale va di testa goffamente, la sfera si impenna e quando esaurisce la sua alta parabola è fuori di un niente.
Tutto sarebbe cambiato se fosse entrata, invece è la scossa che farà aumentare il ritmo ai milanisti, che stringeranno pure le maglie. Più rapidi (il loro ritmo, comunque, non sarà mai ubriacante) e più compatti, metteranno presto Shevchenko nelle condizioni di sprigionare veleno. Al minuto 23, Andrij il raddoppio lo sfiorerà con un diagonale di poco alto sulla traversa per trovarlo quattro minuti dopo, complice una dormita di Carini. L’ucraino scaricherà un tiro basso basso da circa 25 metri, neanche alla dinamite. Solo che il portiere ronfava, se ne accorgerà tardi e quando si lancerà è assonnato e lento. Rete e certezza di avere in tasca la seconda affermazione lontano da San Siro, la quinta assoluta.
Nel prosieguo, lungo più di un’ora, si applaudirà in particolare la voglia intensa di Gilardino di entrare in pieno nel Milan, di essere una certezza, un riferimento per l’attacco e non un talento e stop. Si batterà molto in quella che diventerà presto un’amichevole, accesa ancora da Suazo (bene Dida al 13’ st), da un Serginho che centrerà il palo (ma con Sheva in fuorigioco) e ancora con l’ex gialloblù che al 24’ di tacco servirà a Kakà appena entrato un palla d’oro sulla quale Carini effettuerà la sola uscita degna di uno che di professione fa il portiere. E più si andrà avanti e più Ancelotti ne approfitterà per schierare le riserve: dopo Kakà per Rui (22’), Jankulovski per Gila (33’) e Inzaghi per Sheva (37’). L’ultima di Pippo, che d’ora in avanti dovrà dimostrare di essere ancora SuperPippo, risale al 29 maggio, ultima di campionato. Scudetto e Champions erano già persi. C’è più futuro ora.