Il Cagliari prigioniero degli ultrà

Caccia all’uomo fuori dallo stadio: dopo l’allenatore Arrigoni, è stato Langella a rischiare le botte. E il bomber s’è rifugiato dalla mamma

Alberto Ghiacci

Che i tifosi siano l’asse portante del sistema calcio è indiscutibile. Ma fino a che punto possono giungere le intemperanze, senza dubbio delle faide più violente, di quest’asse, comunque fondamentale? A quanto pare non hanno più limiti.
Cagliari, piazza calda, da sempre. Ancor più negli ultimi giorni. Nella notte tra mercoledì e giovedì Antonio Langella, ala sinistra dei rossoblù, è stato minacciato sotto casa da una decina di ultras. Ma andiamo per gradi. Al termine della prima giornata di campionato, Cellino è già protagonista. Il vulcanico presidente esonera Tesser, entrato nelle simpatie del pubblico, e richiama alla guida della squadra il figliol prodigo Arrigoni, col quale la separazione non era stata proprio idilliaca. Primo allenamento e prima, dura, contestazione per il neo ed ex tecnico, reo secondo i tifosi di aver abbandonato il Cagliari in estate per «una grande società come il Torino». Arrigoni chiede una punta centrale e dice che può tranquillamente partire Langella. Poco male per l’ala, che da tempo chiede un ingaggio da giocatore di serie A, con anche qualche presenza in Nazionale. E da tempo Cellino risponde picche, «scherza sul fatto che guadagno quanto un magazziniere del Milan», ricorda Langella e, non contento, mette in giro la voce che Antonio se ne vuole andare.
Il giocatore dice: «Mi era stato detto che esisteva un tetto ingaggi per cui non potevo prendere più di trecentomila euro. E invece ho scoperto che quattro, cinque compagni prendono il doppio. Mi sento tradito, preso in giro, ma non ho mai detto di voler andare via». Il coro di «mercenario» però, si allarga da Arrigoni a Langella. Di qui la follia. Due sere fa Langella stava parcheggiando la macchina in garage, quando è stato affrontato da un gruppo di ultras con il viso coperto da sciarpe rossoblù, che hanno cominciato a minacciarlo e ad urlargli frasi ingiuriose. La contestazione-minaccia ha lasciato il segno. L’episodio ha portato Langella a trasferirsi, con fidanzata e figlia di pochi mesi, a casa dei genitori, almeno finché non si calmeranno le acque. Una situazione difficile, da separato in casa, per Langella, che potrebbe ora rescindere il contratto.
I limiti alle intemperanze, dicevamo. Nella pazza estate del calcio italiano sembrano non esservi più. Con tifosi che occupano le sedi e fermano le trattative, come a Torino. Bloccano le linee ferroviarie e gli attracchi dei traghetti, come a Messina. Mettono a ferro e fuoco la città, come a Genova. Per non parlare dei fumogeni di Inter-Milan, della moneta che colpì l’arbitro Frisk a Roma, o del derby della capitale sospeso dagli ultrà di entrambe le curve, mettendo in giro una voce falsa. Fino a Langella: un ragazzo di venticinque anni, papà da pochi mesi, terrorizzato sotto casa. Va bene che il calcio è dei tifosi, ma a tutto c’è un limite. Il decreto Pisanu sulla sicurezza negli stadi, sembrerebbe aver portato qualche buon effetto fin dalla prima domenica di campionato. Si stanno rendendo gli impianti più sicuri. Ora la questione è un’altra: ma fuori dagli stadi, le teste calde chi le ferma?