Cagni lancia la carica degli ultimi «Ringraziateci»

«Le provinciali servono, anche a questo campionato: non fatele sparire. La salvezza dell’Empoli? Solo io potevo provarci. Cagliari e Catania, che recupero. Il Torino? tanta qualità, ma se non corri...»

Mai banale il signor Gigi, anche se ha scelto di vivere su una panchina. Se non stai attento l’intervista te la fa lui, prima ti porta in Europa e poi ti lascia in mezzo a una strada. Anche se a Empoli dopo 13 giornate è stato il presidente Corsi a esonerarlo e poi a richiamarlo per le ultime sette. Vince la prima, pareggia la seconda e perde la terza. Caro Gigi, come va?
«Sono giorni difficili anche per voi giornalisti, vogliono farvi sparire» (e ridacchia).
Ma signor Cagni, cos’è tutto questo buon umore, non sono momenti duri per voi provinciali che ve la giocate in quattro giornate?
«E pensare che il presidente del Milan vuole farci fuori tutte...».
Intanto domani il Milan va a Livorno e lei spera che vinca.
«Oh, chi se lo aspettava di trovare lì in fondo il Livorno... Però se alleni in una provinciale sai già quello che ti aspetta».
Siete un bel gruppo, c’è anche il Torino.
«Il Torino è stato una sorpresa per tutti, ha giocatori di qualità ma se non corri ti ritrovi nei guai. Devi correre, la serie A sarà anche strana ma alla fine è questa. Chi si aspettava il recupero del Cagliari? Poi l’hanno capita anche loro e si sono messi a fare un campionato strepitoso. Il Torino mi sembra nella medesima situazione del Catania. Ma adesso anche loro con Zenga sembrano proprio in recupero».
Cagliari, Torino e Catania hanno cambiato l’allenatore, come Corsi con lei: è la ricetta per salvarsi?
«Un attimo. Intanto il mio è un caso diverso, non sarei mai andato ad allenare nessun’altra squadra al di fuori dell’Empoli, e questo lo sanno tutti, presidente, dirigenti e giocatori. Non credo che cambiare l’allenatore a tre giornate dalla fine sia una buona soluzione».
Gigi, scusi, ma lei sembrava smanioso di rientrare...
«Sì, ma solo all’Empoli. Il presidente non ha richiamato me perché sono il più bravo ma perché conoscevo l’ambiente meglio di chiunque altro. E io l’ho fatto per i giocatori. Il primo giorno ho detto: sono qui, darò il massimo e poi andrò via con la coscienza a posto, qualunque sia il risultato finale».
Infatti hanno già trovato il sostituto, arriverà Baldini: contento?
«Non mi importa niente. E vi assicuro che è così anche per i ragazzi. Loro vogliono salvarsi, hanno addosso una carica straordinaria e io proprio non ci penso alla salvezza, è l’ultima cosa che ho in mente. Io penso solo al Genoa».
Morale e forma fisica, l’Empoli è dato fra le favorite alla salvezza, eppure siete proprio gli ultimi degli ultimi.
«Mi avete visto ottimista dopo Cagliari anche se avevamo perso? Benissimo, è proprio il mio stato d’animo. Questi giocatori sono stato quattro mesi senza vederli, torno e capisco che ci sono dei problemi, sia fisici che psicologici, e allora decido cosa fare, perché un minimo di programmazione devi saperla mettere anche quando tutto attorno sembra che vada a rotoli. Allora eccomi qui, non nego che a Cagliari volevo fare risultato ma anche se non ci sono riuscito ho visto delle cose positive, e così mi sono detto: noi ci salviamo, su col morale».
Cos’è, autoipnosi?
«No, ma anche per me è una situazione nuovissima, un conto è arrivare in fondo al campionato con il problema della salvezza, un altro è prendere in mano una squadra nelle ultime sette partite».
Anche se sono le più delicate...
«Se l’Empoli andrà in serie B non sarà colpa mia».
Ma è pronto a prendersi i meriti se resterà in serie A?
«Dico solo che sono in una situazione differente rispetto agli altri allenatori coinvolti nella lotta per non retrocedere. Se non tornavo l’Empoli andava giù, sono qui per i giocatori, l’ho fatto solo per loro».
E poi?
«E poi si ricomincia, un’altra provinciale, un’altra storia. Noi serviamo, fatelo sapere in giro finché esistete ancora».
Adesso ce lo segniamo, grazie per il promemoria.