Cagnotto style: Tania non è più figlia di papà

da Montreal

Cagnotto & Cagnotto, ormai è un marchio di garanzia. Tania non è più quella del «mi manda papà». Oggi è una Cagnotto da libro dei ricordi. Il suo bronzo mondiale è stato il primo di una donna italiana. Sempre a Montreal dove papà conquistò l’unica sua medaglia olimpica. Giorgio Cagnotto arriva a pensare di più. «Questo bronzo vale oro, anche più di quell’ultimo mio conquistato ai mondiali di Berlino ’78. Avevo davanti un certo Louganis. Ma Tania ha davanti quei mostri cinesi. Si, questa medaglia vale di più». Grazie papà, pensa sempre Tania che con Giorgio ha litigato, tenuto il più bel rapporto odio-amore che una figlia possa avere. Lui padre e tecnico. Lei figlia e allieva. L’allieva ha superato la figlia? «Vederla migliorare così ha inorgoglito soprattutto il tecnico», ha raccontato Giorgio. E Tania questa volta ha cercato più il padre del tecnico. Lo ha confessato con la gioia nel cuore. «Dopo il fallimento dalla piattaforma, avevo più bisogno del papà, dovevo parlargli delle mie cose, profonde. E ora sono felice: sarà più bello andare per un anno a Houston, dove frequenterò l’università e migliorerò allenandomi duro. Questa era l’ultima gara che facevo con mio padre come tecnico e volevo dimostrare che quello che ho vinto lo devo a lui».
Un orecchino bianco penzola dal lobo di Tania, al collo la solita catenina con i cinque cerchi olimpici, gli stessi che spiccano sull’anello che stringe il dito medio. Sono i suoi portafortuna. Ma non bastano per vincere. Tania ha già conquistato l’oro europeo dalla piattaforma, proprio quella che qui ha rischiato di mandarla in depressione. Questo bronzo è il sigillo della campionessa, vista in Tv (a mezzanotte e mezza) da 1,5 milioni di telespettatori. E chissà mai che, insieme al successo, non le arrivi qualcosa d’altro. «La moda? No. Sapete, con la mia altezza... Magari la pubblicità». Il futuro doveva racchiudersi nei tuffi dai dieci metri. Ma visti i risultati dai tre metri... Tutto è possibile. «Tania può farcela a sostenere le due gare», dice il papà. «Lei ha qualcosa più di me. Sa osare, come facevo io, ma poi ha la calma olimpica per riflettere. Io no: spaccavo tutto e basta. È venuta bene, anche Carmen sua mamma è una sportiva. Del resto i cavalli di razza li fanno accoppiare e, a noi, è uscito qualcosa di buono». Una figlia doc. E da medaglia.