Cagnotto: "Troppi soldi rovinano gli atleti. Non mi cambierei con un calciatore"

Oggi al via gli Europei di nuoto a Budapest: sincro e fondo le prime gare in acque libere con due medaglie iridate da difendere. La tuffatrice: "Ripetere i tre ori sarà difficile"

Tania Cagnotto non ama il calcio, ma agli ultimi europei di tuffi di Torino ha fatto «triplete» come l’Inter: oro dal trampolino da 1 e 3 metri, oro in sincro con la compagna Francesca Dallapé. Ora è già tempo di conferme: martedì 10 agosto sarà il giorno dell’esordio, nel trampolino da un metro.

Come arriva all’appuntamento?
«Sto bene, anche se non sono così allenata come l’anno scorso quando c’erano anche i mondiali. Riconfermarsi non è mai facile, comunque spero di avvicinarmi a quanto fatto un anno fa».

Obiettivi?
«Per scaramanzia, non si dicono mai...»

Si torna a Budapest, dove quattro anni fa non andò così bene...
«Già ma questo non mi preoccupa. L’importante sarà non trovare giornate di gara negative».

Dopo gli ori a livello europeo, manca solo la consacrazione a livello mondiale. Solo un sogno?
«Penso sempre alle Olimpiadi, ma la medaglia d’oro è onestamente un traguardo troppo difficile da raggiungere. Gareggerò per avvicinarmi al podio, ogni medaglia sarà per me come un oro».

Le sue colleghe Federica Pellegrini e Alessia Filippi hanno già le idee chiare sul dopo Olimpiadi. E lei?
«Londra è l’obiettivo, poi mi piacerebbe ritirarmi. Ma nello sport non si sa mai cosa può succedere».

Cosa vuol fare «da grande»?
«Mi piacerebbe rimanere in questo ambiente, oppure restare in Finanza».

Famiglia? Figli?
«Ci penso, certo. Ma è ancora un po’ troppo presto...»

Cosa pensa quando sale sul trampolino?
«Solamente al tuffo, ripasso mentalmente i movimenti da eseguire».

Nessuna vertigine?
«Nessuna, altrimenti non potrei nemmeno pensare di praticare questo sport».

Lei una bolzanina che vive in acqua: meglio il mare o la montagna?
«Mare»

Anche in vacanza?
«Assolutamente. Solo mare».

Come vive la notorietà?
«A volte fa piacere a volte un po’ meno, comunque la mia non è una situazione così accentuata da non permettermi di uscire di casa».

È ancora in attesa di una telefonata per «Ballando con le stelle»?
«Una volta che avrò terminato la mia carriera di tuffatrice, perché no?»

A 25 anni, lei è già entrata nella storia di questo sport. Cosa pensa quando dicono che i giovani d’oggi sono solamente dei fannulloni?
«Non credo che sia proprio così. Certo, i tempi sono un po’ cambiati ma tutto dipende dall’istruzione che uno ha ricevuto in famiglia».

Segue qualche altro sport?
«Soltanto il nuoto, perché gareggiano sempre con noi».

Nemmeno i mondiali di calcio?
«Ho visto qualche partita, ma solo perché mi ha costretto il mio fidanzato».

S’è appassionata?
«Poco...»

E cosa pensa della disparità, sia di trattamento che d’ingaggi, tra calcio e sport minori.
«Avverto questa differenza e ovviamente non sono d’accordo ma mi sono messa il cuore in pace: credo che troppi soldi rovinino un atleta. E di certo non cambierei mai la vita con quella di un calciatore».