Cai, Fantozzi festeggia: non è stata una svendita

Il commissario: "Da Cai abbiamo ottenuto il massimo". Rimborsi: "Il prestito-ponte lo restituiremo quando potremo stilare un piano di rientro". Nel 2008 un miliardo di perdite

Roma - Il passaggio delle attività di volo di Alitalia a Cai è stato definitivamente formalizzato. Ieri il commissario straordinario Augusto Fantozzi e l’ad della società acquirente, Rocco Sabelli, hanno messo nero su bianco il contratto. Dal primo dicembre prossimo decorreranno gli effetti economici e giuridici del passaggio di consegne anche in caso di slittamento della chiusura dell’operazione, prevista per il 30 novembre. In particolare, ha spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa Fantozzi, l’ammontare della transazione, pari a 1,052 miliardi di euro (dei quali 936 milioni riguardano la sola Alitalia), si suddividerà in una parte in contanti di 427 milioni e di 625 milioni di accollo di debiti ipotecari. Il corrispettivo in denaro versato alla chiusura sarà di 100 milioni, mentre gli altri 327 - questa la stima attuale - saranno pagati entro sei mesi, fatta eccezione per la quota Alitalia (251 milioni) liquidabile con un’altra tranche a 24 mesi.

Il commissario straordinario appariva particolarmente soddisfatto del lavoro compiuto. La situazione della ex compagnia di bandiera, infatti, è stata descritta come «sconvolgente». A metà settembre la massa passiva del gruppo ammontava a 3,2 miliardi (dei quali 2,3 miliardi ascrivibili alla capogruppo) a fronte di un attivo oggi deterioratosi a 2,1 miliardi. Per fine anno si prevede una perdita operativa di un miliardo a fronte ricavi per 3,7 miliardi, in contrazione del 20% rispetto al 2007.

Se si pensa che per ogni giorno del 2008 la vecchia compagnia ha lasciato sul terreno 2,74 milioni di perdite, si può ben comprendere come Fantozzi non si sia stracciato le vesti per una transazione che prevede un pagamento in contanti di poco superiore alla valutazione del parco giocatori dell’Inter, Ibrahimovic e Balotelli inclusi. Interpellato sulla congruità di un pagamento di 100 milioni al closing, Fantozzi non ha nascosto di aver avuto «dubbi», ma li ha dissipati perché «il business del trasporto aereo è ricattato e se avessimo messo gli aerei a terra, non sarebbero ripartiti». Ma Cai potrà rinascere dalle macerie di un fallimento? «Auspico che la nuova
Alitalia nel rinegoziare i contratti, nella ristrutturazione del personale, nel nuovo partner internazionale trovi quelle sinergie che servono per renderla comparabile con le altre compagnie straniere», ha detto. In quest’ottica, anche le agitazioni non dovrebbero compromettere l’avvio delle assunzioni (dopo l’avvio della cassa integrazione per i 17.500 lavoratori, previsto già per oggi). «È evidente che i signori di Cai ritengono di avere i piloti in tempo utile», ha precisato Fantozzi.
Il commissario ha voluto mettere in evidenza il carattere di vera trattativa della transazione. «Non è una donazione né una permuta né un mutuo, ma una vendita», ha precisato ricordando che, nonostante il marchio fosse stato valutato 300 milioni e gli slot 550 milioni, il valore stimato di Alitalia ammontasse a 153-160 milioni in virtù del dissesto finanziario.

E poi Fantozzi è riuscito a strappare alcune concessioni a Colaninno & C. In primo luogo, una clausola che impone agli acquirenti di corrispondere all’amministrazione straordinaria il 50% dell’eventuale vendita degli slot sia di Alitalia che di Air One nei prossimi tre anni («È una garanzia o penalità implicita contro eventuali speculazioni»), e poi l’impegno a continuare a lavorare con i manutentori di Atitech e di Ams nonché la condizione sospensiva in caso di provvedimenti Antitrust incompatibili con il piano industriale.

Al commissario straordinario restano tuttavia altri compiti. In primis, procedere alla vendita degli altri attivi, valutati tra 500 e 700 milioni. Anche se bisognerà verificare «se non si siano modificate le manifestazioni di interesse manifestate quando la prospettiva era quella del fallimento». Poi bisognerà rimborsare il prestito-ponte da 300 milioni allo Stato «quando saremo in grado di fare dei piani di rientro». Idem per le tredicesime per le quali «si sta cercando di venire incontro ai lavoratori». Gli unici delusi? Gli eventuali piccoli azionisti di Alitalia. I titoli, sospesi da giugno, «faranno una brutta fine». Esito scontato per una società in liquidazione.