Cai, la nuova Alitalia non decolla l'1 dicembre

L'Enac: "A Cai mancano ancora troppi adempimenti". Per quella data sarà perfezionato l'acquisto dal commissario. In arrivo il parere dell'Antitrust sull'operazione. Ed è giallo sul compenso di Fantozzi per la liquidazione: si parla di 15 milioni 

È ufficiale: Cai non partirà il primo dicembre. Come abbiamo anticipato ieri, entro quella data sarà formalizzato l’atto di acquisizione dal commissario Fantozzi, sollevandolo dal quel giorno dalle perdite derivanti dagli asset oggetto del contratto. Ma per avviare l’attività di volo mancano ancora varie condizioni che, in tre giorni, nemmeno un mago sarebbe in grado di realizzare: a Cai mancano le assunzioni, mancano le licenze, manca il parere dell’Antitrust. Certo, non è colpa di Cai, visto che alcuni eventi sono esterni alla società. L’Antitrust - nella persona del suo presidente Antonio Catricalà - ieri ha detto che la prossima settimana «ogni giorno è buono per il verdetto», e che il dossier è stato aperto, su sua richiesta, a un concorrente, Meridiana, che farà le proprie osservazioni.

Cai spera ancora di partire a metà dicembre, ma è forse più ragionevole pensare che sia usata come spartiacque la fine dell’anno. Del resto, il rallentamento dell’attività di Alitalia da parte del commissario, potrebbe essere stato concordato proprio per favorire questa sorta di interregno e renderlo meno pesante sul piano economico, visto che per Cai sarà un costo finora non previsto. Se lo slittamento della data è ufficiale, è perché ieri lo ha dichiarato l’Enac dopo una riunione del comitato che vigila sulla fase di transizione. L’Enac ha già completato le istruttorie per il rilascio della licenza di trasporto pubblico e del certificato di operatore aereo; i presupposti sulla carta ci sono, ma per il rilascio delle autorizzazioni devono essere verificati nei fatti. Tra i requisiti occorrono gli aerei, il personale, la struttura manageriale. Cai deve anche dimostrare di avere le risorse richieste dalle norme comunitarie: e cioè un capitale liquido che possa garantire tre mesi di attività anche nel caso in cui la società non incassi nemmeno un euro.

Ieri è poi montata un’altra vicenda, dai risvolti politici ed economici di forte impatto. Alcuni esponenti politici hanno sottoscritto un’interrogazione parlamentare per sapere se risponda al vero che il commissario straordinario di Alitalia riceverà un compenso di 15 milioni di euro. Immediati i commenti, sbalorditi, anche dell’associazione degli azionisti di Alitalia. Fantozzi ha subito smentito, come aveva fatto alla tv con Fabio Fazio, dicendo «non ho avuto ad oggi alcuna proposta né sottoscritto alcun contratto o compenso». Spiega Fantozzi: la materia dei compensi dei commissari straordinari è regolata con decreto, la cui tariffa fa riferimento alla massa degli attivi, dei passivi e all’ammontare dei realizzi. Pertanto le grandezze saranno note alla fine. Da Palazzo Chigi è giunta una nota che conferma le parole di Fantozzi, sottolineando che il compenso sarà definito con provvedimento della Presidenza del Consiglio.
Nessuno fa cifre, perché cifre di compenso, è vero, non ci sono. Ma gli esperti di diritto fallimentare cui sono note le tabelle applicabili ammettono che, vista la dimensione dell’attivo e del passivo di Alitalia e l’attesa dei realizzi (non meno di 1.700 milioni), il compenso del commissario potrà verosimilmente essere anche molto superiore a quella cifra. Tale compenso è il primo a essere garantito; poi vengono tutti i costi della procedura (legali, consulenze, ecc, che vanno in prededuzione, cioè anticipano i creditori privilegiati). Il lavoro del commissario, come ha ricordato lo stesso Fantozzi, potrà durare anche sette anni; ma è prassi che il ministero accordi degli acconti mano a mano che il lavoro avanza.