Cain, sorpresa nera per la Casa Bianca

Uno sbuffo contro tutto e tutti. Contro la «solita» politica. La politica della correttezza e dell'ortodossia comportamentale. Una nuvola di fumo, il fumo di una sigaretta che, ostentatamente, va a nebulizzare la telecamera, ma che non riesce, comunque, ad ottenebrare, le menti degli americani. Già perché lui, l'imperatore dell'hamburger prima e della pizza poi, il nero che più nero non si può, l'outsider che più «fuori» non potrebbe stare, ne ha inventata un'altra per far parlare di sé. Lui è Herman Cain, 66 anni il prossimo 13 dicembre, il candidato repubblicano più sciroccato che si sia mai presentato per la corsa alla poltrona di presidente degli Stati Uniti d'America, ma che, evidentemente, almeno per il momento, piace. Eccome. Anche il più recente sondaggio effettuato da InsiderAdvantage-Newsmax circa dieci giorni fa, lo vede, infatti, sempre in testa. Questa volta nello Iowa dopo che si era «preso» , pochi giorni prima, il North e il South Carolina. Uno Stato dopo l'altro, una collana di consensi, che ha fatto sbilanciare anche il compassato Economist secondo cui Cain è «primo in tutta la nazione», davanti al titolato Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts roccaforte kennediana.
Ma torniamo alla sua ultima «scorrettezza», la nuvola di fumo che esce da uno spot. Il protagonista del videoclip è Mark Block, capo dello staff dell'aspirante Presidente, che alla fine del suo intervento, tira una boccata dalla sua sigaretta e butta fuori il fumo, fissando la telecamera. Poi arriva Cain e impiega cinque secondi per fare un sorriso. Non un capolavoro cinematografico, per carità, ma sicuramente un filmato destabilizzante in un Paese in cui i candidati preferirebbero quasi bestemmiare piuttosto che farsi riprendere mentre fumano. Mark Block, però, ha confermato la paternità del video e ha spiegato che la scelta di inserire la sigaretta è voluta. «Così il video è più autentico - ha spiegato - perché il vero Block fuma». Poi c'è quel sorriso di Herman Cain, negli ultimi 15 secondi dello spot. Un sorriso che sembra un messaggio agli elettori: «A Cain non importa se fumate. Cain non sarà un presidente-mamma. Lo Stato, se avrà Cain come presidente, non si infilerà in questo genere di affari privati». Una «trasgressione», d'altra parte, che non sorprende, dato che Cain, da amministratore delegato di una catena di pizzerie e da sindacalista dei ristoratori, si è sempre opposto ai divieti di fumo nei locali pubblici.
E se il fumo infastidisce, che dire allora di certe frasi celebri che Cain ha inanellato e continua a sciorinare in comizi, video o dibattiti televisivi? «Gli indignati? Non devono prendersela con Wall Street e non devono prendersela con le banche, perché se sono poveri e non hanno un lavoro non hanno che da biasimare loro stessi». Quando si dice fregarsene. «Io posso battere il presidente Obama», ripete spesso come ripete, senza paura di essere tacciato di razzismo: «No, io non vorrei mai un musulmano o un islamico nel mio staff». Quanto alla politica di Obama il suo pensiero è chiaro: «Stupide persone che stanno rovinando l'America». E ancora: «I neri in America? Gli hanno fatto il lavaggio del cervello, ai neri». E se lo dice lui, nero, rischia di venir preso sul serio.
Ma chi è Herman Cain? Nato a Memphis, in Tennessee. Figlio dell'autista del presidente della Coca Cola, è cresciuto ad Atlanta, in Georgia, dove si è diplomato in matematica e laureato nel 1963 in Informatica all'Università pubblica di Archer. Sposato da 43 anni, non ha mai fatto politica in vita sua, tranne dal 1992 al 1996 quando è stato prima consigliere di amministrazione e dopo presidente della Federal Reserve del Kansas. La sua notorietà se l'è costruita invece a colpi di panini e tranci di «margherita». O, per meglio dirla con gli americani, con il junk food, per aver fatto lievitare gli incassi dei 400 locali di Burger King nella zona di Philadelphia e dal 1986 in poi quelli della catena di Godfather's Pizza (dopo averla risanata dal disastro finanziario, se l'è comprata) di cui è amministratore delegato. Vittorioso anche su un tumore al colon che cinque anni fa lo aveva messo all'angolo, Cain è preso molto sul serio dai suoi avversari politici. Anche se i più perfidi pensano che svanirà proprio come una nuvola di fumo alla vigilia delle consultazioni, è un dato di fatto che il «pizzaiolo» di Atlanta , partito nella corsa elettorale come un perfetto sconosciuto, la scorsa settimana è riuscito a portare a casa qualcosa come 2,8 milioni di dollari di contributi alla sua campagna elettorale.