Cainero, con uno sparo ha abbattuto il mutuo

Chiara è guardia forestale: "Prendo 1300 euro al mese, ora potrò rifarmi la casa. Mi sono allenata sotto la pioggia: con il sole non avrei vinto"

nostro inviato a Pechino

Quando si sta per vincere un oro olimpico c’è chi pensa a Dio, chi a Giove, chi non pensa a niente perché, ahilui, niente ha da pensare. Poi c’è quella razza strana nota sotto il nome di «persone comuni» che i pensieri, da quanti sono, li ha tutti in coda come al casello. Trattasi di esseri umani per i quali va bene lo spirito olimpico ma che ricordano benissimo la mancanza di spirito della banca centrale europea che i tassi d’interesse ama alzarli come le asticelle dell’alto. Ecco, Chiara Cainero, guardia forestale neo campionessa olimpica di tiro a volo specialità skeet, appartiene a questa razza e quando ha mirato gli ultimi piattelli che la separavano dall’oro, ha sì pregustato il trionfo, ma anche pensato alla sacrosanta riduzione del suo mutuo. «Il premio» ha detto un attimo dopo aver dominato il diluvio e il tifo contro dei cinesi, «il premio è giusto non tassarlo e mi servirà per dare una bella botta al mutuo che ho aperto per la casa».
E brava Chiara, donna d’oro sull’Olimpo di Cina, ma con i piedi ben piantati a terra, vicino a Udine, dove «c’è la vecchia casa di mia nonna Vittorina e aver conquistato la medaglia nel giorno dell’anniversario della sua morte vorrà pur dire qualcosa» dice. «Perché io e Fili…», dove Fili sta per quel pacioccone del marito, «… vogliamo ristrutturarla». E brava Chiara, eroina dei comuni mortali che devono arrivare a fine mese. «Guadagno milletrecento euro netti al mese… per cui dov’è Capone?», ma chi è Capone? «è il mio superiore, devo chiedergli se me lo darà un aumento adesso».
Mentre racconta, dietro lei un signore alto e fiero e brizzolato con il viso squadrato e le gote stanche e rosse dall’emozione, respira a pieni polmoni e si gode la scena. Ogni tanto abbraccia una signora elegante in disparte: sono Edi e Mariangela Cainero, mamma e papà. «E dire che da ragazzina era già entrata nel giro della nazionale di volley, poi l’abbandonò per dei guai alle ginocchia… Pensare che è destra in tutto ma spara mancina… mica l’ho mai capita questa. In confidenza sa che dico: io non volevo seguisse la mia passione, le partite di volley durano due ore, quelle di tiro due giorni. Si sta troppo via».
Chiara riprende il controllo della situazione. «In questi Giochi le donne azzurre vincono molto, è vero, ma non perché abbiano una marcia in più, forse sono, siamo solo più testarde». Basta osservarla per capire che dice il vero. Questa friulana di 30 anni ha gli occhi grandi che ti stregano, si è laureata nel 2002 allo Iulm e per un anno, fin tutto il 2003, ha lavorato in una società di eventi, quindi è arrivata la testarda decisione: «Papà, se mi aiuti, io mi licenzio, torno in Friuli e vedrai che alle olimpiadi ci vado». Da dietro, papà Edi annuisce e certifica: tutto vero. «Perché siamo sempre lì: allenarsi costa e dobbiamo anche vivere. Per questo dedico la medaglia a lui, a mio marito e soprattutto a me per la vita che faccio: mi alzo la mattina, alle nove apro il campo di tiro, quattro ore di piattelli da colpire, e io sola là in mezzo, quindi l’allenamento fisico e ancora tiro fino a sera. Da gennaio avrò sparato 30mila colpi, mi fermo solo da ottobre a Natale… Ehi, Fili, chiudi quel telefono!».
Già, Fili. Se ne sta accanto in bermuda, vestito di blu con la medaglia d’oro della moglie al collo e la mira e rimira: «Ma quanto è bella» dice. Il suocero lo nota e gli si avvicina: «Allora Fili, me la vuoi far vedere?» E l’altro subito sull’attenti. Col suocero ex tiratore, con la moglie campionessa, non deve essere vita facile. «Se andrò anche alle Olimpiadi del 2012?» torna a sentirsi la voce di Chiara «sì, andrò, anche se vorremmo un figlio… - e guarda Fili -. Per come sono fatta, penso che potrei far tutte e due, ma non mi godrei il piccolo. Per cui, forse, è meglio aspettare». E Fili ad annuire con il capo. Un temerario o un incauto le domanda dei reality, delle Isole famose, delle veline, «io? Macché, io sparo!» risponde secca e buon per lui che non ci sono fucili vicino. Che carattere, pericoloso obiettare. «Quando è arrivato il mio turno nella finale a tre per l’oro mi sono detta adesso entro e li rompo». Quindi alza gli occhi e sorride, come se dentro l’anima la dolcezza combattesse con la polvere da sparo. «Mi piace la musica di Elisa» svela «mi piacciono le canzoni di Ligabue, adoro Urlando contro il cielo», aggiunge prima di tornare a raccontare la sua gara e il momento cruciale quando, urlando contro il cielo nel mezzo del diluvio, non ha sbagliato i colpi da medaglia. «Forse, se ci fosse stato il sole avrei perso, perché nel mio Friuli piove spesso, per cui mi alleno tantissimo sotto l’acqua…» butta lì mentre Fili bacia la medaglia, il suocero un po’ lo invidia, la mamma osserva e lontano migliaia di chilometri il direttore di una banca fa di conto e pensa: mi sa che perderemo un cliente, addio mutuo.