Da Caino all’attacco alle Torri Gemelle: l’odio prende forma

L’anno scorso era l’amore che come qualsiasi altro sentimento, ha bisogno di una forma per vivere, sia questa una terzina dantesca oppure un semplice sms. Prima fu la volta del teatro, delle evoluzioni delle forme di rappresentazione: dall’antica Grecia a Second Life e poi il denaro e tutti i significati che si porta dietro, per convenzione. E ora tocca all’odio. «Dialoghi sulla rappresentazione», volume quarto. La firma è sempre la sua, di Sergio Maifredi anche per questa edizione 2011 della rassegna messa in scena dai Teatri Possibili che indaga una sfera dell’animo e della realtà umana complessa e misteriosa come l’odio. O meglio la sua rappresentazione, perché sempre di teatro si tratta inteso come paradigma e luogo per decifrare la realtà quotidiana. «Una lente di ingrandimento sui sentimenti», lo definisce lui, Maifredi, l’ideatore. Quindi «Da Caino all’undici settembre», sei appuntamenti fatti di racconti, letture, incontri per infilarsi nelle pieghe e scoprire le forme di un sentimento che al pari del suo opposto, può essere definito «un motore del mondo».
Si comincia domani alle 21 a Palazzo Tursi, dai tempi antichi con Ascanio Celestini che racconta la storia di Odisseo e la strage dei Proci, prima e arcaica rappresentazione dell’odio. Perché fu lì che la rabbia di Ulisse varò i confini della vendetta e divenne qualcosa d’altro, di più forte e potenze. Poi sarà la volta di Marco Pesatori che farà l’oroscopo di Hitler, Stalin e Bin Laden, «nati sotto una stella contraria». Marcello Veneziani il 2 settembre con l’ipotesi che le passioni ideologiche siano state sostituite da una nuova branca del pensare, l’«Odiologia». Quindi l’8 con «L’elogio dell’odio» e Massimo Fini che discuterà di quanto oggi la guerra sia tornata d’attualità, il 9 «S’io fossi foco arderei lo mondo», la lettura dei versi d’odio della poesia italiana e «Vista con granello di sabbia» di Wislawa Szymborska, premio Nobel per la poesia.
E quindi il 10 settembre «La rabbia e l’orgoglio» dove l’attrice Franca Nuti leggerà l’articolo firmato da Oriana Fallaci e apparso sul Corriere della Sera il 29 settembre 2001, dopo l’attacco alle Torri Gemelle, destinato a spaccare le coscienze degli italiani.
Dunque, l’11 settembre 2001, l’idea per la rassegna nel decennale dell’attentato. «È stato il più grande spettacolo a cui l’umanità sia stata tragicamente invitata ad assistere», spiega Maifredi. Niente a che vedere con le guerre che non nascevano per essere viste da un pubblico. «Invece l’11 settembre sì, è nato per mostrare al mondo un messaggio. Martin Amis ha detto che il terrorismo è una comunicazione politica spostata su un altro piano, su quello mediatico».
L’attacco a New York è stato uno spettacolo voluto per chi stava ad assistere e non per colpire le vittime. «Uno spettacolo a cui il mondo civile ha assistito in diretta, con tanto di regia. Quella del secondo aereo». Lui Maifredi, quel giorno di dieci anni fa, era alla Teatro della Tosse. «Abbiamo acceso la televisione e abbiamo visto il secondo aereo che si schiantava contro la torre. Pensavamo che fosse un replay. Invece no. Tutto questo è stato studiato come comunicazione, colpendo un simbolo in un’ora in cui la gente era al lavoro e poteva vedere».
Un evento che cambiò il corso della storia e i successivi dieci anni. «Ma l’inizio è un grande tragico spettacolo con un regista, Bin Laden, che ha saputo farlo».
Da qui si parte. «Dalla consapevolezza di avere assistito ad una rappresentazione dell’Odio, non solo ad un atto di odio, ma alla sua messa in scena. Da qui, usando il teatro come paradigma di analisi, siamo partiti alla ricerca dei modi con cui l’odio nei secoli ha scelto di rappresentarsi».
Dai simboli di quel sentimento come loghi impressi nella memoria: la svastica che sebbene non nasca come icona nazista, è rimasta impressa nell’immaginario collettivo con quel significato. La Stella a cinque punte delle Br, il KKK del Ku Klux Klan. Fino a Cecco Angiolieri. «Non è facile trovare una poesia dell’odio - continua Maifredi -. Ma se si prendono alla lettera quei versi di S’io fossi foco arderei lo mondo, di certo non sono d’amore e chissà che Bin Laden non vi abbia trovato ispirazione». Angiolieri, sì ma anche una carrellata sulla poesia italiana. E all’inizio di ogni incontro i versi della Szymborska. «Come ogni volta in cui la carovana di esploratori parte per i nostri Dialoghi sulla rappresentazione, imbarchiamo con noi i viaggiatori più disparati: teatranti, scrittori, giornalisti, studiosi di astrologia. In marcia, allora!»
Il volume quarto è pronto. Non resta che aprirlo e mettersi in cammino.