Cairo getta la spugna: "Basta, vendo il Torino"

Il presidente, in un'itervista alla <em>Stampa</em>, dice basta dopo le contestazioni: &quot;Vendo la società. Non voglio restare in Paradiso a dispetto dei santi. Sarà contento il 30% dei tifosi&quot;

Torino - "Lo dico a malincuore, a grande malincuore: ho deciso di vendere il Toro" ma "non voglio rimanere in Paradiso a dispetto dei santi". Lo annuncia in una intervista alla Stampa il presidente del Torino, Urbano Cairo, che spiega di lasciare perché "una parte minoritaria ma rumorosa della tifoseria" non lo vuole più e "può creare problemi ambientali alla squadra". Così, dice, "farò felice il 30% dei tifosi". E non ci saranno "soluzioni intermedie" come dimettersi da presidente, ma restare il proprietario. La decisione, racconta, è stata presa dopo che "sono ripartite le critiche e le campagne di stampa" con la sconfitta contro la Salernitana. Certo, a comprare deve essere qualcuno che abbia "qualcosa più di me - dice - in tutti i campi: più ricco, più organizzato, più capace e più tifoso", piemontese magari, "o meglio ancora torinese, visto che mi hanno accusato di aver tolto torinesità al Toro". Al momento, comunque, nessuno si è fatto avanti, nemmeno "Gaucci. Mai parlato con lui", sottolinea Cairo: "Io non vendo il Toro a chiunque. Soprattutto non a quelli che si candidano sui giornali". Dopo aver messo "30 milioni di euro" di tasca sua, l’editore rivendica di non lasciare "nemmeno un euro di debito con le banche. Solo crediti e debiti legati all’acquisto o alla cessione dei giocatori". E ammette di "avere sbagliato" approccio all’inizio, pensando fosse "giusto prendere giocatori affermati".