Cairo, non staccare la spina a Wan

Non ci resta che piangere, visto che non si può nemmeno ladrare finché ti mandano questi insolenti figuri di nero vestiti così attenti ad ammonire gli sporchi e cattivi granata e a tutelare (ah, avercelo) le cavigliette del pibe de Bari. Urlare contro Cairo, insultare i giocatori, bestemmiare al cielo serve solo a spezzare l’ultima corda vocale che ci è rimasta e a giocarsi definitivamente le speranze di andare in paradiso, almeno in un’altra vita. L’inferno che noi conosciamo benissimo come nemmeno il Satana di John Milton, che preferiva regnare sugli inferi piuttosto che servire tra le nuvole, è dunque un destino ineluttabile? No. Come un malato terminale che aspetta di morire dobbiamo solo decidere se è meglio che qualcuno ci stacchi la spina, imbottendoci di morfina fino all’ultima sera di maggio, magari ascoltando un Gigi D’Alessio d’annata. O combattere, combattere, combattere, come l’ultimo spartano alle Termopili. Non si può dire che con la Samp non sia stata battaglia, che altre sono le sconfitte ignobili da tatuarsi addosso per capire come siamo finiti così in basso. Ma la guerra è tutt’altro che persa. Altri che sembravano spacciati ora sono distanti, chi si credeva al sicuro ora si guarda le spalle. Finché l’opinabile matematica della tabella salvezza non ci inchioda alla croce della B tutto è possibile. Ne mancano nove. Si può ancora guarire, resuscitare, vivere. Presidente, non faccia fularade: lasci a WAN questi 15 giorni di pace per fare ctrl-alt-canc. Ci stupirà.