Caixa entra in Autostrade e il titolo accelera al 3,5%

È il secondo azionista di Abertis E il mercato vede più vicine le nozze

da Milano

Autostrade accelera a Piazza Affari, galvanizzata dall’operazione Enel-Endesa, vista come l’inizio di una nuova stagione, benedetta dai rispettivi governi, di alleanze italo-spagnole. Compresa, ovviamente, la fusione con Abertis, a cui il mercato continua nonostante tutto a credere. E a sostenerne le speranze è arrivata ieri la notizia che La Caixa, secondo azionista di Abertis, ha acquistato il 2% di Autostrade: all’inizio solo un’indiscrezione dell’agenzia Europa Press - confermata solo in tarda serata dal gruppo bancario spagnolo -, ma al mercato è bastata per fare due più due. Così, in controtendenza fin dall’avvio, il titolo della società presieduta da Gianmaria Gros-Pietro ha preso la rincorsa fino ad arrivare in vetta al listino, guadagnando il 3,45% a 22,79 euro. E lo stesso presidente non ha potuto sottrarsi al commento della notizia di giornata: se gli spagnoli di Caixa considerano «opportuno un investimento diretto in Autostrade non possiamo che valutare positivamente questa loro posizione perché si tratta di investitori eccellenti, investitori competenti in grado di apprezzare il potenziale di una società che opera nelle infrastrutture». E dove, ha ricordato Gros-Pietro, sono già, sia pure indirettamente, presenti: Caixa possiede l’11,7% di Abertis che a sua volta detiene il 13,3% di Schemaventotto, l’holding dei Benetton che controlla Autostrade con il 50,1%.
Non per nulla, tanto la società italiana quanto quella spagnola hanno sempre detto che restano in attesa con «la porta aperta» per condurre in porto l’operazione sfumata lo scorso dicembre. «Contatti ci sono sempre stati - ha confermato Gros-Pietro -, non con Caixa, ma direttamente con Abertis, che è presente nel nostro consiglio di amministrazione attraverso il suo amministratore delegato. La collaborazione industriale non si è mai interrotta, e continua ad esserci l’opinione che il progetto industriale sottostante il progetto di fusione era valido».
Ma «al momento ciò che è sul tavolo ed è più importante è la definizione del quadro regolatorio nazionale - ribadisce il presidente di Autostrade - che non è pienamente definito né dalla legge approvata né dalle successive direttive del Cipe». La riforma delle concessioni, che la società ha sempre indicato come uno degli ostacoli al progetto di fusione, va completata con parametri la cui mancanza «rende difficile da determinare il rendimento dei futuri investimenti». Anche Abertis «continua ad avere la volontà» di portare a termine l’operazione, ma aspetta che si definisca il «quadro normativo» in Italia. Ma, secondo qualche analista, gli spagnoli hanno già fatto i loro conti: «L’ingresso diretto della Caixa, se visto nella prospettiva di una nuova fusione, e immaginando che questa non avvenga con la distribuzione di un dividendo straordinario che allinei i valori delle due società, ha la finalità di evitare una eccessiva diluizione nella nuova società che nascerebbe dalle nozze italo-spagnole».