Cala la febbre da spread ma la fiducia dei mercati è tutta da ricostruire

Cambiali in bianco, i mercati non ne firmano mai. È quindi solo una linea di credito temporanea quella aperta ieri nei confronti del governo Monti, al termine di una settimana vissuta pericolosamente sul filo dell’incertezza. Due i fatti che inducono a credere che, almeno per il momento, il mirino della speculazione si sia abbassato dal bersaglio Italia. Il primo è l’ulteriore raffreddamento dello spread tra Btp e bund tedesco, sceso a quota 467. La febbre resta sempre alta, ma dopo alcune settimane è la Spagna a essere più in sofferenza rispetto al nostro Paese: il differenziale bonos-bund ha chiuso infatti a 476 punti. Il mercato percepisce nella sostanza come più a rischio il Paese iberico, che domani tornerà alle urne per sancire il ritorno della destra al potere dopo otto anni. Il secondo fatto è la chiusura in rialzo di Piazza Affari (un +0,23% strappato grazie alle banche), l’unica insieme con Madrid a mostrare un segno positivo.
In attesa di conoscere nel dettaglio le misure governative, i mercati sembrano già concentrati sull’incontro che giovedì prossimo il premier italiano avrà con la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, e con il presidente francece, Nicolas Sarkozy. Un incontro, ha rivelato l’ex commissario europeo, che diventerà «permanente», pur se il primo faccia a faccia non prevede un ordine del giorno specifico. La speranza degli investitori è però che Monti riesca ad allargare quel direttorio finora ristretto a Francia e Germania, così da far valere la posizione dell’Italia in un momento così cruciale non solo per le sorti del Paese ma dell’intera eurozona.
Sulle misure da adottare per risolvere la crisi del debito sovrano, infatti, le divergenze permangono. Mentre i ritardi nella piena attivazione del fondo salva-Stati hanno convinto il presidente della Bce, Mario Draghi, a intervenire con decisione invitando i governi a muoversi sollecitamente, un altro nodo da sciogliere è quello legato a come accordare maggiore force de frappe alla banca centrale. Con la Germania decisa a impedire la metamorfosi dell’Eurotower in un organismo in grado di diventare prestatore di ultima istanza (tipo la Federal Reserve), va prendendo consistenza l’ipotesi che il Fondo monetario internazionale possa partecipare a un salvataggio europeo attingendo ai fondi della Bce. Questa opzione non è stata esclusa ieri da John Lipsky, consulente speciale del direttore generale del Fondo, Christine Lagarde. «L’Fmi può prendere soldi in prestito da chiunque, inclusi i suoi Stati membri così come le banche centrali», ha spiegato Lipsky a margine di una conferenza. Un’azione in questo senso, fermo restando il via libera di tutte le parti coinvolte, potrebbe essere annunciata durante il summit europeo del 9 dicembre. «Senza valide alternative percorribili le trattative potrebbero iniziare presto. Esiste l’urgenza di mettere a punto un piano nel caso in cui l’Italia dovesse avere bisogno di aiuti», hanno detto alcune fonti.
Ma la Germania potrebbe anche muoversi da sola. Secondo il Daily Telegraph, che cita un documento del ministero degli Esteri tedesco, Berlino punterebbe a creare un Fondo monetario europeo in grado di soccorrere gli Stati dell’eurozona in preda a gravi difficoltà o messi in crisi dal loro debito sovrano. In cambio di aiuti, i Paesi aiutati dovrebbero ridurre significativamente la loro sovranità in politica economica e di bilancio.
La prossima settimana potrebbe dunque portare novità. Anche dagli Stati Uniti, dove il giorno dopo la Festa del ringraziamento ci sarà il black friday, con cui si inaugura la stagione dello shopping natalizio. Un ottimo termometro per misurare, attraverso le vendite, l’umore dei consumatori Usa.