Cala il turismo? Colpa dei commercianti

«Anche a Porto Venere il turismo va male, ma la colpa non è certo dei commercianti come sostiene il sindaco». Non ci stanno ad essere messi all’indice gli esercenti di Porto Venere, perla un po’ più opaca del Golfo dei Poeti, segnata da problemi di traffico, da ruderi di alberghi mai finiti e sfregiata da una colata di asfalto (durato poche settimane ed ora segnato da solo buche) che ha trasformato, dicono «temporaneamente», la calata e la passeggiata a mare.
Martedì sera andrà a votazione del consiglio comunale il «piano di governo» della giunta di Massimo Nardini (Pd) e per la questione turismo, l’andamento medio delle presenze è nettamente inferiore a quello della provincia, il dito è puntato anche contro gli esercenti, in particolare gli albergatori ed i ristoratori. Certo ci sono le seconde case e alla fragilità del territorio (che non offre servizi adeguati) ma, il punti di massima debolezza del settore l’amministrazione, nello studio finalizzato agli indirizzi di governo, lo individua in un deficit nella capacità ricettiva evidenziando anche una scarsa «qualità nell’accoglienza e nei servizi». Lo si legge chiaro: «Il primo elemento che balza agli occhi è una politica dei prezzi dei soggiorni inversamente proporzionale alla lunghezza della permanenza. Carenze nel sistema ricettivo _ si legge nel documento comunale _ Carenze qualitative: comparto obsoleto, pochi investimenti in ristrutturazione. Prezzi relativi elevati».
Sempre per il Comune ad «abbassare il rapporto qualità/prezzo» c’è pure l’incapacità a fare squadra: «Processo di aggregazione e di partnership molto limitato - lo definisce il Comune - tra operatori (pubblico-privato; privato-privato) e tra territori».
Una critica molto severa che non lascia adito ad interpretazioni: «Azione promo-pubblicitaria debole, non coordinata e generalista - prosegue lo studio del Comune - debole sviluppo di nuovi prodotti. Sistema quasi monoprodotto: ancora quasi esclusivamente mare (peraltro in fase di avanzata maturità). Nuovi prodotti sui quali esistono risorse primarie non adeguatamente sviluppati. Alta dipendenza da pochi mercati. Basso orientamento alla vendita fenomeno turistico in gran parte “fai da te” o di ritorno (abitudine ad “essere comprati”). Management e risorse umane. Strutture piccole: competenze operativa sull’ospitalità ma basso orientamento strategico e conoscenza delle tendenze del mercato. Età media elevata e basso ricambio generazionale. Carenza di alcune figure. Carente sistema dell’accoglienza. Livelli non elevati nella qualità dell’offerta commerciale comunque legata al turismo».
Il testo non è ancora pienamente di dominio pubblico, ma la prima analisi che il gruppo di opposizione (Pdl) apre un dibattito molto acceso che diverrà scontro in sede di consiglio comunale (il 23 alle 21). Malumore tra i commercianti, alcuni dei quali sino ad oggi schierati apertamente con la giunta.
Il commento tipo è questo: «Le critiche ci possono stare, ma da chi prima si impegna a garantire il proprio compito, risolve i problemi di propria competenza e poi viene da quelli che sono rimasti soli da troppo tempo a fare turismo».