Calabrò critico: limiti agli spot ma temporanei

da Roma

I toni sono sicuramente più soft rispetto a quelli usati da Antonio Catricalà. E il suo intervento fa esultare l’Unione nel momento in cui concede un sostanziale via libera al tetto della raccolta pubblicitaria «a tempo». Ma in realtà, anche nell’audizione del presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, davanti alle commissioni Cultura e Trasporti della Camera, non mancano appunti e critiche al ddl Gentiloni, oltre a passaggi che apprezzano lo spirito complessivo della legge.
Il primo punto su cui si attesta l’attenzione del Garante è la soglia del 45% nella raccolta pubblicitaria, una norma «legittima in quanto rientra nella potestà dello Stato a tutela del pluralismo», tanto più in una situazione transitoria, come quella presa in esame dalla legge. Questa misura, però, non può durare in eterno perché «se diventasse strutturale diverrebbe una misura asimmetrica permanente», avverte Calabrò. Nella corposa relazione il Garante lancia anche un invito che va nella direzione tracciata dalla legge Gasparri: accelerare il passaggio alla televisione digitale. «Il digitale - dice ai deputati - è il ponte levatoio per uscire dal cortile del castello dei due signori della televisione analogica: un ponte che porta a tante strade, quante sono le frequenze utilizzabili».
Alla fine Calabrò suscita il plauso e la soddisfazione di entrambi gli schieramenti. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ad esempio, promuove quella che definisce «una relazione di alto profilo istituzionale e ricca di spunti, chiarissima sui punti chiave». Ma anche Maurizio Gasparri, sull’altro fronte, applaude. «Calabrò boccia il tentativo di restaurazione in materia televisiva ipotizzato dal governo, critica il rallentamento del passaggio al digitale e afferma che le agevolazioni per il decoder, tenendo conto delle valutazioni fatte dall’Unione europea, non possono essere vietate in assoluto» fa notare l’esponente di An. «Ha poi criticato il tetto del 45 per cento per la raccolta pubblicitaria, con caute aperture a una norma transitoria, ma giudicando negativamente una scelta strutturale di tale genere». «Calabrò - continua Gasparri - ha anche spiegato che per le valutazioni antitrust bisogna calcolare tutte le entrate delle televisioni, non solo quelle pubblicitarie, compresi canone Rai e abbonamenti Sky. Ha infine detto che si potrebbero causare danni per i consumatori con il passaggio anticipato di singole reti al digitale terrestre per Rai e Mediaset. È quindi un macigno sul tentativo del governo di fare oggi una legge vendetta contro Mediaset». Parole simili risuonano anche dalle parti di Forza Italia. «Calabrò sottolinea i pericoli derivanti dal rallentamento del passaggio al digitale», fa notare Giorgio Lainati. «Ma anche i possibili danni per i consumatori dal passaggio anticipato di una rete Rai e Mediaset sul digitale».