Da Calabresi a Nassirya, ecco i nuovi miti

Luca Telese

da Roma

Alberi secolari, musica celtica: quindi un’immagine di repertorio, è la prima pagina del Corriere della Sera, con la notizia del delitto, il 17 maggio 1972. Poi la scritta in sovrimpressione, grandissima: «Sacrificio». E infine, quando sullo schermo gigante della Fiera di Roma appare quella faccia, per un attimo l’immenso salone ammutolisce. Subito dopo esplode in un lungo applauso: An, trent’anni dopo, celebra nel suo video più importante (un vero e proprio biglietto da visita identitario del partito) Luigi Calabresi, il commissario ucciso a Milano da un commando di Lotta continua. Subito dopo, e sempre alla stessa voce, c’è Paolo Borsellino; e poi un’altra didascalia che recita «Coraggio» per introdurre, in un sottofondo tambureggiante di musica celtica, i soldati di Nassirya, ed infine alla voce «Vita», i due papi, Ratzinger e Wojtyla, per chiudere con una frase di Rilke (peraltro scelta anche dai Ds, sei anni fa, per il loro congresso) «Il futuro entra in noi molto prima che accada».
Insomma quanto basta per rendersi conto che, in vista della prima campagna proporzionale della seconda Repubblica, An cambia marcia. Libri, video (solo in questi giorni ne saranno proiettati quattro), ipertesti da comporre scomporre, da utilizzare a seconda dei diversi segmenti di elettorato da intercettare. A guidare questa operazione un pool che si è costituito nel partito intorno a Maurizio Gasparri (responsabile dell’assemblea di questi tre giorni) e Roberto Menia (responsabile del dipartimento stampa e propaganda (dove lavora anche Barbara, la sorella di uno dei ragazzi del Msi uccisi negli anni di piombo, Mario Ziccheri). E soprattutto due trentenni creativi della generazione più giovane, che hanno fatto in tempo a farsi le ossa negli ultimi anni di vita del Fronte della gioventù: Federico Mollicone e Fabio Polverini. Per capire come cambia la politica nel tempo del proporzionale è interessante ripercorrere l’impostazione del lavoro data dai due dirigenti: «I punti di riflessione da cui siamo partiti - spiega Maurizio Gasparri - erano essenzialmente due. Adesso le preferenze non esistono più, e quindi scompare la competizione di corrente fra i candidati. E scompare anche il collegio elettorale, per cui la raccolta di voti non deve più interessare porzioni di territorio». Morale della favola: il pool di An ha rimesso al centro il soggetto «partito» e ha messo a fuoco una strategia neoclassica, per così dire «a carciofo»: i giovani, le donne, il lavoro... ognuno con il suo video e con il suo pezzo di programma. E Gasparri considera come un altro tassello di questo percorso anche - Fare il futuro - il libro scritto a quattro mani con una giornalista di Studio Aperto, Lucilla Parlato, un compendio di «idee e azioni per modernizzare l’Italia». Aggiunge il deputato di An: «Cambiano le regole, deve cambiare anche la comunicazione. Domani (oggi per chi legge, ndr) proietteremo in anteprima l’ultima sorpresa, un blob... del tutto particolare». E in effetti, il video (che ancora non ha visto nessuno) ma che è molto atteso dai dirigenti del partito e da Fini, ruba un registro stilistico nato su Raitre, quello del collage di immagini, per mettere insieme gli errori del centrosinistra, una sorta di «Paperissima» di Romano Prodi e dell’Unione. Oltre a quello con gli uomini simbolo dell’identità missina sono previsti un video sulle «proposte» di An (una sorta di reportage giornalistico dentro il programma di An) e infine quello dei «giovani», il primo esperimento di animazione tridimensionale, una sorta di cartone animato che ha come protagonista un nuovo personaggio stilizzato, per sostituire ai vecchi balder (gli omini con l’elmo che erano la mascotte del Fronte) una nuova incarnazione stilizzata armata di spadone color oro, che sembra un incrocio fra la statuetta dell’Oscar e l’omino di Italia novanta. L’ultimo pezzo di propaganda sarà un super volantone a temi, Comunicare passioni.
Insomma, una campagna elettorale in cui forse ci sarà ancora spazio per il secchio della colla, ma in cui certo non si potrà fare a meno del videoproiettore.