"Calabresi, Sofri confessi che fu il mandante"

Leonardo Marino, il pentito che nel
1988 raccontò la sua verità sull'omicidio del commissario
Calabresi da cui prese il via il processo, commenta in un'intervista all'<em>Avvenire</em> il contenuto del libro di
Adriano Sofri <em>La notte che Pinelli</em>

Roma - "Da Sofri un passo avanti, ma ora deve confessare". Così. Leonardo Marino, il pentito che nel 1988 raccontò la sua verità sull'omicidio del commissario Calabresi da cui prese il via il processo, commenta - in una intervista al quotidiano 'Avvenire' - il contenuto del libro di Adriano Sofri La notte che Pinelli, in cui l'ex leader di Lotta Continua afferma: "se qualcuno traduce in atto quello che anch'io ho proclamato a voce alta, non posso considerarmi innocente e tanto meno tradito". Sofri nel libro sottolinea anche: "di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse 'Calabresi sarai suicidato'".

"Vedo qualcosa di nuovo in queste parole", dice Marino, Sofri" si assume la responsabilità politica con molto ritardo. Ma ci si dimentica della verità accertata in tutti i gradi di giudizio che lo indica non solo come responsabile, ma come mandante". Marino conferma "la totale condivisione" che ci fu sull'uccisione di Calabresi e ribadisce "abbiano il coraggio, tutti i responsabili, di assumersi la paternità materiale dell'omicidio. Senza restare prigionieri del passato". Marino, conclude sottolineando che è poi anche la prima volta che Sofri "dice che Calabresi non è responsabile della morte di Pinelli, o almeno che non era nella sua stanza".