In Calabria auto blu per 40 consiglieri su 50. E ora indaga la Finanza

La Gdf attivata dalla Corte dei conti. Nel mirino le commissioni dell’Assemblea regionale divenute ministeri: dal 2005 sono costate 4,4 milioni. E due non si sono mai riunite

Milano - Un piccolo esercito di auto blu, commissioni da 400mila euro che non si sono mai riunite, ministrutture a disposizione dei consiglieri che ogni mese costano 19mila euro. La Guardia di Finanza sta facendo i conti in tasca al Consiglio regionale della Calabria su mandato dei magistrati contabili. Tutto è iniziato lo scorso 15 novembre, quando in un blitz sono state acquisite tonnellate di documenti relativi all’attività del parlamentino calabrese, come richiesto dalla Procura generale della Corte dei conti.
Super stipendi
L’ipotesi avanzata ieri dal quotidiano CalabriaOra è quella di «danno erariale». Nel mirino della Corte dei conti ci sarebbero le 11 commissioni del Consiglio regionale, costate dall’inizio della legislatura a oggi più di 400mila euro l’una: 4,4 milioni di euro. Ma non solo. Gli 007 delle Fiamme Gialle dovranno spiegare alla Corte dei conti come funziona la «ministruttura» che ruota intorno a ogni presidente di commissione: 7 dipendenti-collaboratori, che ogni mese costa alle casse calabresi 19mila euro. Ogni autista guadagna 2.518 euro lordi al mese, il responsabile della ministruttura ne percepisce 5.856 euro lordi. Un super stipendio, se pensiamo che l’indennità mensile del consigliere regionale è di circa 6.858 euro circa.
Zero sedute
In molti casi, però, lo sforzo economico sostenuto dalle casse regionali non sarebbe proporzionato all’attività delle commissioni. Se la commissione Bilancio si è riunita quasi 60 volte, una parte sono state convocate una ventina di volte, altre meno di dieci (come riporta il sito www.consiglioregionale.calabria.it), mentre il caso più eclatante riguarda due commissioni che non si sono mai riunite in più di due anni. La Commissione speciale di vigilanza, creata per controllare soprattutto gli enti e le aziende dipendenti dalla Regione, sarà smantellata senza essere mai stata convocata. Stessa sorte per la Commissione regionale tripartita, composta da due soli membri: un presidente e un consigliere. Scarna anche l’attività della Commissione consiliare contro il fenomeno della mafia. I 14 componenti si sono riuniti 7 volte per non decidere nulla. Molte sedute sono state un vero e proprio briefing. Quella del 7 marzo 2007 è durata 25 minuti appena.
L’autista per tutti
Ma lo scandalo non si ferma qui. Secondo i calcoli di CalabriaOra, i consiglieri che hanno a disposizione una ministruttura, con tanto di autista e auto blu, una Audi A6, sarebbero 40. Oltre agli 11 presidenti di commissione, la ministruttura è in dote anche ai 14 presidenti dei gruppi consiliari, al collegio dei revisori, ai consiglieri questori e ai vicepresidenti del Consiglio regionale. I consiglieri regionali senza incarichi (appena 10 su 50) hanno invece a disposizione uno staff di tre persone (un «collaboratore esperto», un «responsabile struttura» e un componente). Il presidente del Consiglio può contare su una super struttura composta da 18 persone.
Partiti nel mirino
E proprio sulle strutture a disposizione dei partiti la Guardia di Finanza avrebbe concentrato i propri sforzi. In alcuni casi, infatti, le consulenze sarebbero state affidate a persone apparentemente senza alcun requisito o qualifica particolare. In realtà, dicono dalla presidenza del Consiglio regionale, i rapporti tra i componenti della struttura e i consiglieri sono di natura fiduciaria e sono regolati da una legge regionale. «Lo scorso marzo - dice al Giornale il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova (Ds) - il costo delle strutture è già stato ridotto del 25%, con un risparmio di circa 4 milioni di euro. Ne investiremo almeno 3 milioni per stage rivolti a giovani laureati calabresi. Abbiamo anche firmato un accordo - aggiunge Bova - che esclude dalla convenzione con l’università i parenti di eletti e dirigenti regionali». Una scelta legata allo scandalo Parentopoli scoppiato alla fine della scorsa legislatura, quando vennero assunti per concorso parenti e congiunti di consiglieri regionali. «Quello fu una fase moralmente disdicevole», commenta Bova, per nulla preoccupato per l’inchiesta della Corte dei conti. «È giusto che facciano le dovute indagini, la nostra azione legislativa si muove nella massima trasparenza. Io stesso ho deciso di rinunciare all’auto blu e al rimborso delle spese di carburante».
felice.manti@ilgiornale.it