Calabria, una bomba all’ospedale per «avvertire» i familiari di Fortugno

Ordigno a basso potenziale esplode a Siderno (Rc). Minacce al fratello e alla vedova dell’esponente della Margherita assassinato a Locri

da Locri

Ancora un messaggio mafioso, ancora nel nome di Fortugno. Un anno dopo l’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale nei seggi delle primarie dell’Unione a Locri, nel pieno delle polemiche sulle indagini parallele (Reggio Calabria e Catanzaro) per individuare i «mandanti» del delitto eccellente, una bomba a bassissimo potenziale è stata fatta esplodere nel pomeriggio all’interno dell’ospedale di Siderno, località adiacente a quella di Locri. L’ordigno, composto da polvere nera collegato a un timer, era stato piazzato dagli attentatori in un cestino porta-rifiuti vicino alla porta dell’ufficio della direzione sanitaria dove lavora Domenico Fortugno, il fratello dell’esponente della Margherita ucciso il 16 ottobre dello scorso anno. Le fiamme che si sono sprigionate dopo l’esplosione sono state spente da un dipendente dell’ospedale accorso con una bacinella d’acqua. Il cestino è stato sequestrato dai carabinieri per compiere i rilievi del caso. L’esplosione non ha causato né feriti, né danni particolari.
Poco prima che l’ordigno brillasse, una telefonata anonima ai carabinieri ne aveva annunciato la presenza. L’intervento dei militari dell’Arma, seppur tempestivo, non è riuscito a evitare lo scoppio. Nel corridoio del nosocomio i militari hanno trovato anche una lettera di rivendicazione nella quale si fa presente che il gesto dimostrativo era diretto verso il fratello e la vedova di Fortugno. Secondo gli inquirenti, comunque, la bomba non era stata realizzata per provocare danni alle persone ed è ancora tutta da chiarire la dinamica dell’attentato che, all’apparenza, stando alle indicazioni contenute nella lettera, sembrerebbe un’intimidazione nei confronti sia del direttore sanitario della struttura, Domenico Fortugno, sia della vedova Maria Grazia Laganà, già direttore sanitario dell’ospedale di Locri, eletto deputato della Margherita e membro della Commissione parlamentare antimafia.
A poche ore dall’esplosione la vedova di Franco Fortugno ha commentato: «Quanto è accaduto mi inquieta, ma se qualcuno ha pensato di spaventarmi ha fallito il suo scopo. Io vado avanti». Di «avvertimento inquietante» parla Agazio Loiero, presidente della regione (Calabria) con il più alto numero di consiglieri regionali indagati, che proprio quest’oggi dovrebbe essere interrogato dal pm di Catanzaro, De Magistris, che indaga sugli scandali della sanità con relative diramazioni legate all’omicidio Fortugno (l’altro ieri - secondo i giornali locali - la vedova è passata nell’ufficio del pm De Magistris per un saluto). «È a prima vista un atto di estrema gravità, una coda sconvolgente del delitto di Franco Fortugno, una minaccia intollerabile che vorrebbe farci ripiombare nel clima di barbarie che la Locride e la Calabria hanno già respinto con determinazione». È indignato il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero: «Rudimentale o no, a basso potenziale o no - afferma Loiero - si tratta sempre di un ordigno che esplode in un luogo che anche durante una guerra si tende a preservare. Diventa pertanto un avvertimento inquietante che tende chiaramente a rendere più torbida la situazione esistente nell’Asl di Locri, già commissariata per infiltrazioni mafiose, per ostacolare l'opera di pulizia avviata». Per Angela Napoli, ex vicepresidente della commissione antimafia, «questo strano attentato è la dimostrazione più lampante di come non si sia fatta pulizia interna alla Asl, come auspicato dalla relazione ministeriale».