La Calabria brucia 60 milioni per pensionare 2500 forestali

L’obiettivo è sfoltire
l’esercito di quasi
10mila operai
pagati dalla Regione. Chi accetterà l’uscita
anticipata avrà quattro
anni di stipendio
fino a 62mila euro. <a href="/a.pic1?ID=229776" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Calderoli: &quot;E' il solito trucco, loro fanno il buco e lo Stato pagherà&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=229778" target="_blank"><strong>Al Sud il record di assunti e anche quello dei roghi</strong></a><br />

La Regione Calabria ha deciso di «incentivare» il prepensionamento di circa 2.500 forestali, alla modica cifra di quasi 60 milioni di euro. L’esercito di quasi diecimila operai costa ogni anno 240 milioni, e secondo la Corte dei conti calabrese «questa voce negli anni a venire graverà sul bilancio regionale». Ecco perché l’amministrazione guidata da Agazio Loiero (giunto al quarto rimpasto in poco più di due anni) ha deciso di convincere a suon di euro i forestali più «anziani» ad andare in pensione prima del tempo. La delibera dello scorso giugno, della quale Il Giornale è in possesso, prevede lo scioglimento dell’Azienda forestale della Regione Calabria (Afor) e la sua definitiva liquidazione. Che fine faranno i 9.453 forestali? Saranno «girati» alle amministrazioni provinciali, che però sperano nel frattempo (prima dell’accordo definitivo, secondo fonti regionali, serviranno almeno sei mesi) che il mega contingente venga drasticamente ridotto.

UN PIANO IN TRE FASI Il piano di incentivazione interessa esattamente 2.547 operai che ad oggi avrebbero i requisiti per anticipare l’uscita dal lavoro, sulla base della normativa previdenziale vigente, vale a dire almeno 35 anni di contributi e 58 anni di età. Agli oltre 2.500 operai saranno corrisposte da 8 a 48 mensilità da 1.303 euro in tre rate: il 40 per cento «entro il primo semestre dell’anno successivo a quello di presentazione della domanda e risoluzione del contratto, un altro 40 per cento dopo 12 mesi, e il 20 per cento dopo altri 12 mesi». Chi ha 57, 58 e 59 anni di età (secondo la Regione, si tratta di 1.158 operai) riceverà 62.544 euro, pari a 48 mensilità; chi ha 60 anni (313 persone) avrà diritto a 52.120 euro, pari a 40 mensilità; saranno invece 32 le mensilità corrisposte ai 318 operai che hanno compiuto 61 anni, pari a 41.696 euro; chi ha 62 anni (265 operai) ne riceverà 31.272 (24 mensilità); l’assegno di chi ha 63 anni (261 forestali) sarà di 20.848 euro; solo 10.424 euro, pari a 8 mensilità, spetteranno a chi ha 64 anni al momento dell’adesione al piano di esodo, vale a dire 232 persone.

I DUBBI DEI SINDACATI Secondo le stime della Regione, al piano di incentivi aderirà solo il 50% degli aventi diritto, e quindi sono stati stanziati 59,9 milioni di euro. Ma sulle scelte dei forestali pesano i dubbi dei sindacati, che denunciano lamancata copertura da parte della Regione dei contributi previdenziali dal 1997 al 2006. «Mancano 16 milioni di euro - dice Carmelo Nucera, segretario nazionale del Fenalf- Cub - di contributi non versati. Secondo le nostre informazioni all’Inps ne basterebbero 12. Ma se la Regione non li versa subito, chi accetta il piano di esodo rischia di ritrovarsi con una pensione da fame. Noi siamo contrari». Che una buona parte dei forestali fosse «troppo vecchia per spegnere incendi » l’aveva confermato questa estate al Giornale l’assessore regionale all’Agricoltura Mario Pirillo. Si tratta di operai assunti negli anni ’70, quando «per motivi di conservazione idrogeologica - ci riferisce un dirigente del Corpo forestale - lo Stato si fece carico del rimboschimento di alcune aree, anche private, tramite i Consorzi di bonifica, la Cassa del mezzogiorno e altri enti».

QUOTA QUARANTAMILA Da allora la proliferazione indiscriminata dei forestali portò il loro numero a sfiorare quota 40mila, la stragrande maggioranza dei quali era pagata in base alle giornate di lavoro (51, 101 o 151, secondo le leggi di allora). Lì nacque il sospetto, non poco fondato, che alcuni «precari» appiccassero incendi dolosi per aumentare le giornate-lavoro e gonfiare i propri compensi. «Soprattutto grazie alle famose indennità chilometriche che arrivano anche a 75 euro al giorno - aggiunge il funzionario - ancora oggi in vigore».

VENT’ANNI PER NORMALIZZARE In vent’anni la situazione si è lentamente «normalizzata », fino agli attuali 9.600 operai, tutti assunti a tempo indeterminato. Una soglia «politica» in linea con i parametri Ue, che fissa in un massimo di 57 ettari (circa 75 campi regolamentari di calcio, nda), il «territorio d’azione » di ogni operaio. Visto che la Calabria ha 600mila ettari di area boschiva, i conti tornano. «Ma alle Province - aggiunge il dirigente forestale - ne basterebbe la metà per gestire le foreste, visto che molte delle aree boschive controllate dagli ex Consorzi di bonifica sono private».

INDENNITÀ PERDUTE Una volta sotto la gestione delle Province, i forestali dovrebbero rinunciare a una serie di indennità, come quella chilometrica. «E per molti di loro - sorride il dirigente - significherà ricominciare a lavorare ». Per fortuna dei forestali l’alternativa c’è: andare in pensione grazie ai soldi della Regione. felice.manti@ilgiornale.it