Calabria, per il diessino in cella gli amici «licenziano» il giudice

Felice Manti

da Milano

«Quel bastardo del gip sarà trasferito il 20 agosto. Te lo garantisco». Così il deputato calabrese dell’Udeur, Ennio Morrone, avrebbe rassicurato il capogruppo dei Ds alla Regione Calabria, Franco Pacenza, in carcere dal 15 al 29 agosto scorso con l’accusa di concussione per avere imposto assunzioni a due aziende finanziate dall’Unione europea e dalla Regione Calabria, in cambio di copertura politica.
Lo rivela L’Espresso in edicola oggi, che ha riportato uno stralcio di un colloquio avvenuto nel carcere di Cosenza lo scorso 18 agosto. Nei giorni immediatamente successivi all’arresto di Pacenza, una delegazione di parlamentari di centrosinistra aveva manifestato davanti al penitenziario calabrese contro la decisione della magistratura, invocando la scarcerazione di Pacenza e reclamando la sua estraneità ai fatti. Contro quella manifestazione di solidarietà si era pronunciato il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che aveva battezzato la vicenda come «una nuova Tangentopoli».
Uno di quegli incontri, rivela il settimanale, sarebbe stato intercettato dai pm che avevano aperto l’inchiesta sull’esponente ds. Nel corso della conversazione in carcere, l’esponente dell’Udeur, partito del quale è segretario il ministro della Giustizia Clemente Mastella, avrebbe detto: «Tutti gli amici (...) Adamuccio, Nicola (Nicola Adamo, vicepresidente ds della regione Calabria, inquisito per un giro di finanziamenti comunitari, ndr), Rino, Spagnolo, sono (...) tranquilli». Poi, riferendosi al pm Giuseppe Cozzolino, che aveva chiesto l’arresto di Pacenza, avrebbe sottolineato che della questione fosse al corrente «il procuratore capo». Poi l’affondo: «Cozzolino è un ladro... Cozzolino è un bastardo... Ha trent’anni - avrebbe proseguito Morrone - è di Napoli... Sappiamo dove se la fa... ». Poi l’avvertimento: «Tanto il gip sarà trasferito il 20. È un gip distrettuale... Ti posso garantire». Trasferimento che in effetti avverrà proprio il 20 agosto. Cozzolino, magistrato della Procura di Catanzaro, era infatti stato assegnato provvisoriamente alla sede di Cosenza in sostituzione di un collega.
Di lì a poco Pacenza sarebbe uscito dal carcere, grazie alla decisione del tribunale della libertà di Catanzaro del 29 agosto, che ha deciso la scarcerazione del ds Pacenza «per mancanza di gravi indizi». Una decisione contro la quale il pm Cozzolino, tornato a Catanzaro, ha comunque presentato ricorso.
La pubblicazione della conversazione ha scatenato la reazione di Morrone, che ha denunciato al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, «la violazione delle prerogative di un membro del Parlamento». Quel colloquio, sostiene Morrone, «era stato autorizzato dal gip con il parere favorevole del pm, e pertanto il direttore del carcere avrebbe dovuto garantire la fisiologica conduzione del colloquio senza alcuna operazione di intercettazione ambientale che peraltro, anche per quanto concerne colloqui tra il detenuto, familiari e difensori, dovrebbero essere autorizzate dall’autorità giudiziaria». Il parlamentare cosentino dell’Udeur smentisce di aver pronunciato certe espressioni e di aver rivelato al ds Pacenza «alcun segreto, magari appreso grazie ai rapporti politici con il ministro della Giustizia, con il quale non ho mai parlato dell’argomento». Anche perché «tutti sapevano che il mandato del gip sarebbe scaduto dopo due giorni». Morrone si è anche riservato di «tutelare la sua onorabilità e la sua immagine, rispetto a quanto pubblicato dall’Espresso, in tutte le sedi competenti».
Ma una nuova tegola sulla maggioranza di centrosinistra alla Regione Calabria è arrivata ieri, con la richiesta di condanna a 8 anni per Enzo Sculco, capogruppo consiliare della Margherita. Sculco è accusato dai pm di Crotone di una serie di illeciti (frode in pubbliche forniture, truffa, finanziamento illecito dei partiti, falso ideologico, estorsione, corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio) commessi quando era vicepresidente della Provincia di Crotone, all’epoca dei fatti guidata da Carmine Talarico (Ds), per il quale è stata chiesta una condanna a due anni. Nel 2001 sia Sculco sia Talarico furono sottoposti a custodia cautelare.
felice.manti@ilgiornale.it