Calabria, faida tra i giovani di sinistra all’ombra dell’omicidio Fortugno

Margherita e Ds in guerra per i fondi ai movimenti anti ’ndrangheta

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Locri

E adesso, dimenticato Fortugno, ammazziamoci tutti. Parafrasando lo slogan degli studenti di Locri che ha fatto il giro del mondo e che è diventato il motto della più vasta associazione antimafia meridionale, la sinistra calabrese sta regolando i conti in famiglia in una guerra fratricida che assai poco sarebbe piaciuta al padre nobile dell’Unione regionale, quel Franco Fortugno assassinato proprio qui, davanti ai seggi per le primarie locali. È guerra di soldi, consulenze, prebende varie. Guerra di visibilità e di esclusive. Guerra su certe frequentazioni a dir poco pericolose. Guerra sul copyright politico da ridisegnare sulla pelle di quei giovanotti che scendendo in piazza avevano smosso anche certe «sinistre» coscienze.
È la guerra che si combatte in edicola, a palazzo, in piazza, on line. Guerra dei Ds contro la Margherita, di assessori regionali contro teenager associati, militanti di partito, giovani e vecchi, divisi persino sul giudizio da dare al comportamento dei familiari del morto: gli orfani Anna e Peppe hanno infatti deciso di ripudiare il fratello Aldo Pecora, presidente dell’associazione doc al centro delle polemiche, avallando gli attacchi violentissimi portati contro di lui dal presidente del consiglio regionale, il diessino Peppe Bova; la vedova, che fino all’altro giorno considerava Aldo più di un figlio, inspiegabilmente tace. È guerra totale, dunque. E se adesso si scannano tutti, ci sarà pure un perché.
All’indomani delle pistolettate al vicepresidente del consiglio regionale, prende piede un movimento spontaneo capitanato da uno studente di 19 anni, Aldo Pecora, buone maniere, discreta parlantina, insolito coraggio per concittadini di pari età. La sua associazione spopola anche per lo slogan «E adesso ammazzateci tutti», azzeccatissimo, che buca il video e riempie la bocca dei soliti soloni, professionisti dell’Antimafia per dirla con Sciascia. Presto però le buone intenzioni del giovanotto finiscono per cozzare contro gli interessi della parte politica regionale in cui militava Fortugno e che oggi vanta il maggior numero di indagati.
Contro quest’area di riferimento - dove la vedova si è nel frattempo arruolata (eletta deputato nella Margherita) - Aldo si ritrova a denunciare irregolarità nei finanziamenti antimafia nonché tentativi di infiltrazione nel movimento da parte dei democratici di sinistra. In particolare del presidente del consiglio regionale - così scrive la sua associazione - che spingerebbe per una nuova sigla che rappresenti i «ragazzi di Locri», denominata Forever, animata da elementi della Sinistra Giovanile dei Ds, destinataria di soldi pubblici. Pecora e i fidatissimi boys protestano, alzano la voce, pongono l’attenzione sulla destinazione di 600mila euro, lanciano in rete la caricatura di Bova-puparo che scimmiotta il Padrino di Coppola mentre muove i fili e allunga «le mani sui ragazzi di Locri».
I titoli di coda inquietano gli internauti: «Il partito degli indagati per associazione a delinquere, il presidente del consiglio regionale più inquisito d’Italia, gli strani personaggi negli uffici del consiglio regionale, la malapolitica che inventa (e finanzia) i pupazzi di Locri». Un dossier esplosivo sta per esser dato alle stampe, dicono, ed è onnicomprensivo degli amici degli amici. Si apre così l’ennesima guerra, fra i «veri» ragazzi di Locri e i «nuovi» concittadini che stando al dossier andrebbero «agli Stati Generali dell’Antimafia a Roma pagati e spesati da chissà chi», che avrebbero «biglietti aerei e alberghi pagati» oltreché «l’uso esclusivo di una radio», che «si sarebbero comprati mobili e computer». Se i Pecora boys definiscono i cloni «eterodiretti da Bova e dai Ds», i supporters di Forever ricordano che i primi «si sono presentati ovunque come giovani Dl». È guerra sui numeri, pure. Dai rispettivi siti internet «noi - raccontano i fedelissimi di “E adesso ammazzateci tutti” - abbiamo 17mila iscritti ai forum, loro 174; noi vantiamo una partecipazione popolare con oltre 35mila interventi, loro appena 764». Soldi a te e non a me. Siamo al tutti contro tutti, ai giovani mandati al massacro dalle vecchie volpi della politica. Ai detrattori di Pecora ha qualcosa da dire Rosaria Scopelliti, figlia di Antonio, il giudice siciliano ucciso in questa terra disgraziata. «Attaccare chi si spende incondizionatamente per una causa che dovrebbe essere condivisa da tutti, offende davvero la Calabria».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it